Torino va di moda. 1

Immaginate che un sabato mattina vi svegliate particolarmente felici. Non sarà un sabato come tutti gli altri: avete in mente di fare qualcosa di particolare. Trascurate l’idea di andare a visitare musei e mostre d’arte, boschi e campagne faranno a meno di voi in questa giornata. Schivate l’acquisto di un nuovo paio di scarpe o un insolito e inaspettato tête a tête con vostro marito. A me succede spesso qualcosa di simile, di essere pervasa da un’ urgenza impellente a realizzare qualcosa di “usualmente femminile e sobriamente elegante”. E’ un momento particolare in cui il bisogno di  confidarmi con le donne forti e dal cuore grande della mia famiglia bussa alla porta del cuore. Allora vado loro incontro, negli spazi nascosti della memoria e nelle immagini che conservo gelosamente nel mio piccolo archivio fotografico. Sono  ricordi di grandissimo valore intagliati nell’anima, portati nel presente come piccoli gioielli preziosi perché del passato niente è perduto per sempre. Chiudo le finestre, l’aria è fresca e profuma d’autunno. All’interno del mio nido silenzioso, sfioro con tenerezza il grigio e l’ocra delle vecchie fotografie.  Conservate scrupolosamente, vi ritrovo donne garbate e  sorridenti, signore malinconiche dell’epoca de «i cappelli alati». La loro compagnia mi aiuta a rifuggire da «la lentezza peccaminosa delle folle domenicali» che non amo. Mi fanno compagnia i racconti colmi d’entusiasmo della Nonna, l’influsso magico che le sartorie di Torino avevano esercitato su di lei e su Luigia Maria, cugina direttissima. La pura seduzione poetica  di Marinetti, così amato dalla raffinata Angiolina : «i grandi sarti Parigini che mediante l’invenzione veloce della moda, creano la passione del nuovo e l’odio per il già visto».

Lussuria - Marinetti
 

Nelle storie di queste donne si parla di ciò che deve essere abbandonato e dell’ebbrezza del nuovo che ha l’obbligo di essere accolto, dello sconosciuto inesplorato che fluttua nello slancio dei capelli tagliati corti, nel lusso degli abiti morbidi, nella raffinata funzionalità di una gonna sotto al ginocchio, nell’adozione del tailleur come unico vestito. L’atmosfera di Torino racconta di una femminilità rinnovata e di attrazioni seducenti che le mie antenate, arrivate a Torino nel 1929 accompagnate dalle mamme, accettano con subitaneo entusiasmo. La città è bellissima, nebbia morbida e ovattata, sole polveroso e gruppi di intellettuali interessati alla cultura americana. Mario Soldati parte alla volta di Harlem per incontrare uomini in frac e divertirsi in sfavillanti  numeri di varietà con il ritmo di Duke Ellington.  Pavese interpreta la musica jazz in chiave moderna mentre è in corrispondenza con Antonio Chiuminatto, un musicista piemontese emigrato negli States per insegnare violino al conservatorio di Chicago. Le mie antenate ascoltano la radio e leggono Marinetti. A quanto pare piace parecchio, ma per qualcuno è “troppo vulcanico”.

Anni 30 - Torino - Piazza San Carlo Torino
Anni 30 – Torino – Piazza San Carlo Torino Piemonte Antiche Immagini Archivio Colonna

Nonna è una bella ragazza di provincia, serena e composta. E’ arrivata a Torino per un ricongiungimento familiare. I suoi due fratelli  hanno un certo successo alla Juventus. Insomma, giocano a calcio. Così, mentre gli uomini sgambettano allo stadio e si allenano a far vincere la vecchia Signora, lei educata ad una “tenuta” femminile di gusto borghese, con una mentalità dotata di buoni spazi di autonomia, un portamento elegante e un tantino altero, ma con un sorriso seducente, scopre nelle sartorie e  cappellerie di Torino, una parte del suo mondo ideale.

Collezione privata
Collezione privata

Il Novecento prepara per l’antica Capitale sabauda cambiamenti  dalle tonalità scintillanti. L’atmosfera crepuscolare della città muta velocemente. Lo sviluppo economico è favorito dal miglioramento dell’industria dei trasporti, da quella elettrica, cotoniera e meccanica. Nel luglio 1899, nella penombra di palazzo Bricherasio, un incontro tra ricchi imprenditori, uomini politici, proprietari terrieri e aristocratici, pone le basi per la nascita della produzione di automobili su scala industriale. Giovanni Battista Ceirano, artigiano dalle mani d’oro, costruisce un’auto sul progetto di Aristide Faccioli. A mettere mano al portafogli intervengono alcune delle figure eccellenti della Torino che conta. Tra gli altri: il nobile Bricherasio di Cacherano, Goria Gatti, uno dei fondatori dell’ACI, il banchiere e industriale della seta Ceriana Mayneri, il conte Biscaretti di Ruffia e ancora l’industriale Lanza. La decisione di quest’ultimo di ritirarsi dal sodalizio economico, permette la partecipazione all’affare a Giovanni  Francesco Agnelli. Intanto il decollo industriale porta dal territorio vicino una moltitudine di persone  favorendo un incremento demografico di tutto rispetto. Le tendenze liberali, le  speculazioni  in stile anglosassone e le indagini critiche del pragmatico ceto colto cittadino animano con entusiastica convinzione il vento del rinnovamento che sta consegnando al mondo,  un nuovo modo di “fare”. Professionisti e intellettuali di orientamento evoluzionista modellano gli orientamenti della borghesia cittadina. Alla fine del XIX secolo, Galileo Ferraris scopre il campo magnetico rotante, Corrado Segre da il via alla prima scuola di geometria algebrica. Nella città della Mole, gli esperimenti  creativi sono di casa : Sobrero sintetizza la nitroglicerina e Raffaele Piria si preoccupa  di realizzare studi significativi sulla salicina. Maestro di Canizzaro, Piria viene chiamato all’Università come insegnante di Chimica Generale. Le correnti innovative della nuova epoca, trovano un forte sostenitore nell’ intelligentissimo e parsimonioso Luigi Einaudi che a Torino dirige la rivista di scienze  politiche ed economiche  “La Riforma Sociale”, fondata nel 1894 da Francesco Saverio Nitti e Luigi Roux. Ammiratrice incondizionata di Einaudi, Nonna conservava, in casa, incorniciata la fotografia autografa del Presidente.

Luigi Einaudi - Collezione privata
Collezione privata

“La Riforma” molto ben conosciuta nell’Europa liberale, era una rivista autorevole,  che di fatto analizzava gli aspetti fondamentali dell’economia e della politica italiane del tempo. All’Università, Gaetano Mosca, professore di diritto costituzionale,  Pasquale Jannaccone, esperto in statistica ed economia politica,  Gioele Solari, maestro di Bobbio, Luigi Firpo, Piero Gobetti e dello stesso Nitti, lavorano in ambiti di ricerca innovativi in maniera metodica, curiosa ed appassionata. L’autorevole Camillo Olivetti va esponendo l’idea della forza innovativa di una “riforma culturale” che attribuisse prestigio intellettuale e creativo al “lavoro d’officina”. L’espansione creativa si rivela nell’aprile 1911, quando un’ esplosione di fiducia si propaga lungo le due rive del Po: le autorità organizzano i festeggiamenti per i cinquant’anni dell’Unità del Paese con la più grande mostra mai organizzata in Italia. Gli spazi occupati coprono più di 1.200.000 metri quadrati e per il progetto, esaltazione del Liberty, vengono chiamati Pietro Fenoglio, l’ingegner Molli e Giacomo Salvadori.

Torino Esposizione 1911
Archivio Storico della Città di Torino, Collezione Simeom C 2027.

L’esposizione chiude a fine novembre, visitata da più di sette milioni di persone. Torino è ormai una città molto amata dal mondo distinto e signorile. Affermatasi come capitale dell’automobile, della cinematografia italiana e sede di importanti congressi internazionali, la città aumenta il proprio prestigio e si fa interprete della moda italiana. L’energia travolgente che permea il 1911 coinvolge anche la Mole Antonelliana che ospita la prima Esposizione Internazionale Femminile di Belle Arti . Due anni dopo, grazie all’iniziativa dell’americana Cora Slocomb, sostenitrice a Roma, della fondazione della cooperativa “Industrie femminili italiane”, si darà ampio sviluppo alla scuola professionale femminile Bandera.  Cora, figlia unica del comandante e finanziatore del V Battaglione dei Confederati nella Guerra Civile americana, aveva sposato il conte Detalmo dei Savorgnan di Brazzà. Cosmopolita, accesa sostenitrice dell’emancipazione femminile, era stata studentessa d’arte all’accademia di Monaco. Amante del Liberty e del Cinquecento italiano,  aveva una vera passione per il merletto. Così, con la convinzione che l’autostima delle donne passasse attraverso l’indipendenza economica, sostenne, in Italia e all’estero, lo sviluppo del’imprenditoria femminile. Produrre  pizzi e ricami pregiati, secondo Cora, permetteva di rappresentare in maniera esclusiva il mondo femminile che stava mutando orientandosi in tempi nuovi.

Sartoria
Pinterest personale

L’atmosfera effervescente  di Torino aveva un valido sostegno nella operosità del mondo femminile così tanto ottimista e appassionato da rivitalizzare la città industriale, operaia e culturale; imprese grandi, medie e piccole impiegano un grande numero di donne che si dedicano con impegno ed energia ai loro mestieri.  Le signore di classe devono le loro preziose toillettes alla intensa laboriosità di sartine e modiste, quelle argute e bellissime “midinettes” che sono una vera e propria istituzione cittadina proprio come il “bicerin” e le passeggiate “sotto i portici”. Mentre Parigi e le sue case di moda elaborano nuovi tipi di bellezza femminile, le mani ingegnose delle sarte torinesi  rivedono, e elaborano  i modelli francesi per adattarli ai gusti e alle inclinazioni delle signore torinesi e italiane. La moda di Jacques Worth e di Paul Poiret esporta linee ornate, flessuose ed eleganti. Poiret circonda il corpo femminile di velluti, sete, merletti. Torino così si orna di strass, perle e jais  per continuare a valorizzare le relazioni tra Parigi e Torino, due città sempre molto vicine.

The latest phase of the Russian Blouse
Pinterest personale

Nel 1911, le donne hanno allungato il passo. Le gonne lunghe coprono ancora, ma non impacciano più tanto, anche se il fondo è ancora molto attaccato alla scarpa. Tailleures per le visite e per la vita all’aria aperta,  gonne lunghissime, merletti di Cluny, giacche e boleri di pelliccia: l’inizio del XX secolo è tanto bianco, quanto colorato. Voiles, tulles ricamati, mussola, batista di seta, stoffe leggere e raffinate sono parte dello Zeitgeist, lo spirito del tempo. Sartorie come La Merveilleuse, fondata nel 1912 da Giuseppe Tortonese, l’imprenditoria femminile delle Sorelle Cappa, Benedetto e Pace scandiscono, con sorprendente cura per la femminilità, il tempo delle signore nobili e borghesi. La fantasia dei couturieres  si coniuga con la creatività delle sarte torinesi. Abili, intelligenti, con uno spiccato senso critico e abituate a lavorare sodo, sono perfettamente a loro agio anche nel ruolo di “consigliere della moda” per le dame a cui trasmettono tutto il loro buon gusto. Le camicette torinesi, per taglio e stoffa, fanno tendenza  in tutta Italia. La Calabria e la Sicilia che contano, vestono a Torino. Per essere sempre informate, le signore leggono “La donna”, una rivista illustrata e seguitissima, edita dal 1905 al 1968. Nata come supplemento femminile illustrato de “La Stampa”, informa  sulla moda e sulle attività sartoriali che ogni signora deve conoscere. Di fondamentale importanza sono i supplementi per la stagione estiva e invernale.

Rivista La donna
http://www.bibliotecadigitaledelledonne.it

Le tuniche con volants e le “mezze crinoline” lanciate da Poiret vestono di sogni il corpo delle donne. Morbidi velluti, broccati che soddisfano la sensibilità femminile, splendidi e costosissimi mantelli di pelliccia, abiti preziosi  per i ricevimenti intimi, abiti princesse, gonne drappeggiate, tuniche lunghe e corte, piume di cigno e di marabout  danno vita  ad una trasgressione intelligente, feconda  e affezionata. Anche la denominazione dei colori  “fa” classe: il blu-grigio diventa “pétrole”, il rosso-arancio  si trasforma in “tango”, il viola prugna diventa semplicemente  “prune”, il nero  “tête de nègre”. Fanno bella figura i panni: il pesante “mail coach” per i mantelli, il “railway” rigato in bianco e nero o nero e turchese, il panno marocchino, la pelle di gazzella, il satin d’Alessandria. Rappresentano i bagliori di un sogno che sarebbe durato anche per poco.

Vestito di scena di Paul Poiret
Pinterest personale

Per intanto, la vita prosegue con gli occhi che brillano su scenari molteplici: per il 1913 la moda impone che il tessuto delle  giacche dei tailleurs sia diverso da quello della gonna, palme e odalische richiamano a mondi esotici, i ventagli passano di moda, le borsette invece fanno definitivamente moda. Le signore della media borghesia passeggiano e fanno acquisti nei grandi magazzini. A Torino ci sono quelli all’inglese. Si vive di una certezza: la moda è una cosa serissima e come tale impone una professionalità rigorosa e appassionata. Il mestiere di modista e di sarta non si improvvisa, lo si apprende con serietà e determinazione all’ “Istituto Professionale Maria Laetitia” in via Meucci. Alle tecniche della professione sono affiancate lezioni di igiene, disegno e naturalmente francese così da sapere non solo di ago, filo e stoffa ma il linguaggio segreto e talvolta misterioso di questo mondo così lussuoso e disinvolto. Innovazione e  cambiamento seducono. Fatalmente. La vita sembra una cosa straordinaria, una sfida che si può vincere sempre. L’aria profuma di spensieratezza e trasgressiva positività. La borghesia è dinamica e rampante. Si esce molto e si viaggia altrettanto: gli esploratori e i missionari al loro rientro in patria, raccontano di paesi lontani ed enigmatici. Lontana è anche la guerra. Si combatte in Cina e in Africa. Si frequentano i cabaret e si va al cinema.  Aumenta il numero delle automobili in circolazione. L’Italia ha un primato piuttosto importante. Le macchine sono aperte e le strade non sono asfaltate. Scipione Borghese e Luigi Barzini hanno ormai  fatto la storia con il raid Pechino-Parigi del 1907. (continua nella seconda parte…)

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