Mercanti in fiera. Pordenone.

Se avessi dovuto contare le volte che mi sono trovata davanti l’espressione stupefatta di quelli a cui ho risposto in quale disciplina mi fossi laureata, avrei dovuto usare qualche megasupercalcalcolatrice costruita sul pianeta Krypton, la cui popolazione era notoriamente molto sviluppata dal punto di vista tecnologico. Mi sono laureata in Storia. E allora? Sostengo gli sguardi attoniti che mi dicono chiaramente che ho mancato di: saggezza, esperienza, lungimiranza, buon senso, coerenza con l’epoca (storica) in cui con la cultura non si mangia, equilibrio, disciplina e, come se non bastasse, giudizio.

Il guaio è che queste cose me le sento dire da una vita e quindi penso che le opinioni siano sempre quelle e pure ammuffite. Se la mia giornata risplende emotivamente radiosa, allora mi sento di comunicare al mio interlocutore che capire i problemi dell’attualità è pressoché impossibile se non so che: studiare storia significa fare esperienza delle vicende umane di ogni epoca, sviluppare discernimento e capacità critica, interagire con altre discipline come l’economia, l’architettura e la medicina e soprattutto che la storia è il contenitore privilegiato per amore, odio, compassione. La storia come esperienza di contraddizioni e speranze umane, è conoscenza di conflitti atroci e cambiamenti furiosi, di successi salvifici e di fallimenti devastanti. E queste mi sembrano motivazioni più che valide per studiare questa disciplina così affascinate. Se invece il mio interlocutore ha un’espressione  lievemente attonita e ottusa di chi è attento solo ai fatti concreti,  freddo e sordo ai sentimenti, e la storia per lui è solo un insieme sconfortante di date e dati, dimostro di avere un intuito spiccatissimo, gli riconosco che da un punto di vista pragmatico l’idea di studiare storia è stata abbastanza peregrina, un errore di gioventù, insomma. Quando il buio della mente intransigente incombe, respiro profondamente e mi sfilo dalla discussione. Chi manca di immaginazione non comprende l’eterno flusso e riflusso della vita, la sua originalità, le novità, le trasformazioni. Per me, niente immaginazione, niente luce. Senza fantasia, l’avanzare delle ombre diventa sempre più incalzante. Allora, tutti questi pensieri mi sono venuti qualche giorno fa, quando ero piuttosto indecisa su cosa fare durante il fine settimana. Sapete quando capitano quei momenti in cui l’indecisione regna sovrana e non sapete cosa fare  soprattutto perché avete un sacco di arretrati da sistemare e allora non fate proprio niente? A me ogni tanto capita, ma questa volta sono stata fortunata.  Mi viene in soccorso tempestivo, un amico che per razionalità e  logica, assomiglia ad un vulcaniano. Tipo il dottor Spock, per intenderci.

SpockEsteticamente, invece, mi richiama alla memoria  Kirk Douglas in Brama di vivere. Kirk Douglas in Brama di vivereCosì, è fatta! Questo connubio interessante di intelligenza e bellezza ed io andiamo a Pordenone a visitare la fiera del radioamatore, elettronica e computer. Giusto per non sconfessarmi, faccio la storica e vi ricordo che un tempo Pordenone era Portus Naonis, insediamento collegato a Concordia Sagittaria, Oderzo, Zuglio e la zona del Norico. Gente intelligente e saggia individuò il sito come luogo favorevole allo spostamento di uomini e al traffico delle merci. Oggi come allora, mi viene da dire. La città,  dipende politicamente, prima dai duchi del Friuli,  poi passa sotto l’autorità del Patriarcato di Aquileia. Scontenta, nel 1276, preferisce gli Asburgo. Nel 1356 è feudo dei Porcia e alla fine, nel 1508, arriva Venezia che ne rivendica l’autorità a Massimiliano I. Ricapitoliamo: bassa pianura, Prealpi Carniche a sud, adagiata sul Noncello.

Piantina di Pordenone
Comune di Pordenone. comune.pordenone.it

Alla città non manca proprio nulla per sviluppare quella vocazione di dinamismo e intraprendenza che la contraddistingue ancora oggi. Centro operoso, tra i più attivi dell’Italia settentrionale, per gli impianti industriali. Il settore della produzione di elettrodomestici gode di ottima fama in tutto il mondo. Lo sviluppo del ramo creditizio è di importante supporto per l’attività commerciale e del secondo settore produttivo. Giusto per non farsi mancare niente, è sede della Fiera campionaria nazionale del Friuli Venezia Giulia. E proprio in fiera ci dirigiamo io e la copia di Kirk Douglas. Parcheggiare è un problema. Il numero di automobili presenti è sensazionale. Mi guardo attorno con occhio di falco. Nonostante il sole, che splende piuttosto vigoroso e mi acceca per bene, riesco a individuare il posteriore di un’automobile in uscita. Inserisco la marcia e uso un certo impeto per entrare il prima possibile. Girare a vuoto, alla ricerca di un parcheggio, peggiora il mio carattere. Saliamo le scale, Kirk paga il biglietto e io mi guardo attorno. Un giovanotto, serio serio, annulla i biglietti e finalmente entriamo. L’afflusso di gente è impressionante. La marea umana si muove disarticolata tra i vari padiglioni. Donne se ne vedono pochine e tutte con l’espressione: oggi sono qua perché domani ti chiederò di accompagnarmi a comperare le scarpe nuove che tu pagherai senza fiatare. L’infanzia non è molto rappresentata. Girano solo i pargoli momentaneamente privi di nonni o amici ospitanti. Visto che si tratta di un sabato, liberi dalle catene delle multiformi attività che stravolgono oggi l’infanzia. Adolescenti si, ci sono, ma appaiati ai padri. A monitorare x-box, componenti per playstation, giochi interattivi per pc e robot. Chi monitora chi? Per il resto, la marea umana è indiscutibilmente di sesso maschile. A quanto pare la tecnologia non è ancora cosa da femmine. I giovani maschi  affollano gli stand delle comunicazioni con cellulare in mano. Quelli meno giovani procedono lenti ma risoluti tra un padiglione e l’altro. Tenuto conto che ne capisco poco o niente, facciamo niente, dai, ogni tanto chiedo all’amico Kirk qualche lume su quello che vedo esposto. Mi scruta dall’alto (è molto, molto alto) con gli occhi magnetici e mi illumina sull’uso dei componenti elettronici che affollano i grandi banconi. Ve ne elenco qualcuno: transistor, hard disk, sensori e microcontrollori, valvole, ABS e PLA. Cosa sono? Kirk mi spiega che si tratta di polimeri termoplastici usati per le stampanti FDM. Il rapporto tra alta temperatura e vischiosità è talmente buono che permette un buona formatura. Sul mercato si trovano sotto forma di filamenti colorati o neutri con diametri variabili in millimetri. Fantastico! Esulto, pur essendo consapevole di far parte di quella larga schiera di donne che di tecnologia non ne capisce un’acca. E con i tempi che corrono, sono dolori. L’unica cosa di cui conosco bene l’uso sono i fili delle lucine natalizie, ben rappresentate anche qua. Scivolo tra stand che mi propongono gadget di ogni tipo, supporti per  automobili, ombrelli con manici speciali (che peculiarità abbiano non so, non mi sono azzardata a chiedere), un’invasione di migliaia di cartucce per stampanti. Ci sono anche le mitiche coltellerie di Maniago. In bella mostra lame tipo Rambo alla gola del vice-sceriffo Teasle prima di scappare in montagna. In zona strumentistica vedo pistole a caldo, attrezzature per elettricisti ed elettronici e saldatori. Lo stand dei droni è affollatissimo di persone vagamente curiose. Allungo un orecchio e sento che il drone ha un’origine militare. La marina britannica e in seguito quella americana, avevano sviluppato bersagli telecomandati per esercitazioni di tiro. Con la seconda guerra mondiale, alla produzione di bersagli si aggiunse quella di diversi tipi di velivoli senza pilota per le operazioni militari. Di dimensioni ridotte, oggi i droni vengono progettati non solo per scopi militari ma anche civili per monitoraggi e riprese aeree di varia natura. Aiuto! Penso che questi aereomobili possono buttare un occhio dentro casa  anche quando pelo la cipolla e verso amare lacrime. Però... A proposito di militari, c’è pure lo stand dei Radioamatori dell’Arma dei Carabinieri. E per restare in tema, le armi giocattolo vanno alla grande. Kirk  mi indica fucili da caccia, pistole Jaguar Diamond, Pistol CO2 Win Gun, Colt 45 Magnum. In testa, circola malevolo il solito pensiero stereotipato, ossia che l’infanzia per gli uomini sia un periodo prolungato nel tempo. Ma è veramente uno stereotipo? Mah… Mi infilo tra qualcosa che mi è più familiare: a quanto pare, c’è molto interesse per i ventilatori degli anni 20-30-40, i televisori a forma di uovo, casse acustiche minute o dal corpo massiccio, altoparlanti e amplificatori dagli anni ’70 in avanti. Capannelli di maschi in sneakers e piumini rigorosamente blu o neri, confabulano con gli espositori, senza mai alzare gli occhi dal banco. Le dita toccano fili e valvole. Per la sottoscritta, fili e valvole rivestono un interesse puramente funzionale, per le sneakers maschie invece conoscere l’uso di ogni piccolo filamento è obbligo, mica solo per il lavoro!  Alcuni hanno uno sguardo che definirei affettuoso. Ma come si può voler bene a una valvola? Suvvia… A quanto pare qualcuno può. Ma certo non sono io che in questo momento devo avere negli occhi un’espressione piuttosto stolida. Kirk invece, sembra avere un radar e si muove con elegante compostezza tra uno stand e l’altro. Sa dove andare, in perfetta sintonia tra filamento utile e competenza professionale. Non è che sono entrata in una specie di club riservato per soli uomini? La concentrazione è tale che l’ingresso di Naomi Campbell con eleganti straccetti addosso non susciterebbe un’immediata attenzione.

Naomi Campbell
http://www.elle.com/fashion/news/a24728/naomi-campbell-mini-me-catwalk-video/

Allungo lo sguardo. Ci sono alcune radio d’epoca in legno con valvole Orion o Kennedy veramente interessanti.

Radio
Pinterest personale

Prosa e musica leggera, radiocronache e concerti sinfonici, orchestre Angelini e Barzizza, la radio ha scandito la vita delle mie antenate e pertanto anche la mia. Nessuna stirava senza tenere la radio accesa. A casa mia niente radio, niente minestra di verdura. Mia nonna non iniziava il taglio delle verdure se prima non aleggiava nell’aria qualche nota musicale o dibattito radiofonico. Per la questione minestra, io speravo che la radio morisse, ma la tecnologia del buon tempo andato non aveva nulla da invidiare a quella di adesso. Non mancano caterve di cd, usb, dvd e una buona fetta di editoria elettronica. Tutto impilato con ordine. Nelle caffetterie e nei bar, barbe e baffi la fanno da padrone. Bevono birra e addentano panini con fauci fameliche. Tra un morso e l’altro se la raccontano con intensità, coinvolti dal lavoro, dagli interessi tecno-elettronici (dalla birra e dalle salsicce). Nel frattempo quella mia parte di cervello che lavora con i fatti e le date, osserva il panorama esterno e nota che la struttura fieristica è posta di fronte alla chiesa (Santuario Madonna delle Grazie), vicinissima ad un certo numero di alberghi (spicca su tutti l’hotel Santin), a molteplici luoghi di ristorazione (ristorante pizzeria Alle Grazie!), alla banca (Monte dei Paschi) e l’ospedale (Casa di cura San Giorgio). Gli studi storici (eccoli qua, finalmente!) mi danno l’opportunità di interpretare gli elementi della contemporaneità con un pensiero rivolto a più di mille anni addietro, quando l’istituzione delle grandi fiere medievali consentiva a compratori e venditori di incrociare le rispettive esigenze. Sui banchi si facevano affari, in chiesa ci si confessava, nelle locande e negli ospedali si pregava e dormiva. Meglio se si godeva di buona salute, ma se proprio questa declinava, venivi anche curato. Le fiere riprendono il mercatus dei Romani. La compravendita avveniva intorno ai santuari dove si celebravano i culti religiosi. Quando l’Impero d’Occidente tramonta, si oscura ma senza scomparire del tutto, il ruolo economico e politico dei mercati. Dopo alcuni secoli di contrazione economica, con l’anno Mille gli scambi rifioriscono in tutta Europa, favoriti dalla presenza sulla scena economica dei mercanti. In un primo tempo, la loro figura professionale è considerata sospetta e ambigua. Le autorità religiose  interpretavano male chi maneggiava denaro. Sul profitto pesava il peccato d’usura che significava che se lucravi molto finivi scomunicato e arrostivi all’inferno per l’eternità, per capirci. Lungo tutto il Medioevo, il timore dell’usura, soprattutto rispetto al profitto mercantile, genera ossessioni alla teologia e nella società. Ecco perché era meglio avere un confessore nelle immediate vicinanze del luogo in cui si trafficavano merci e denari.

Proverbi fiamminghi, 1559 di Pieter Bruegel il Vecchio
Proverbi fiamminghi, 1559 di Pieter Bruegel il Vecchio.

L’economia, per l’uomo medievale rientra nell’etica, cioè in quella parte della filosofia morale che si occupa di disciplinare i rapporti umani. L’etica in politica tocca l’organizzazione della società, in economia, invece, la gestione dei beni familiari. Mi sa che bisognerebbe riprendere questi concetti, oggi come oggi. Ma torniamo pure alla vivacità delle fiere. Una specie di prima fase di mondializzazione dell’economia è stata l’istituzione delle fiere nello Champagne, che integrarono le aree economiche del Nord e del Sud Europa, grazie al confluire dei mercanti di tutto il territorio europeo.  All’interno di spazi cintati, in tende e costruzioni di legno, uomini, merci e culture diverse trovavano la possibilità di incontro e di scambio. Una moltitudine di uomini d’affari acquista e vende seta italiana, lino tedesco, cuoio spagnolo e africano. Dai territori germanici esportano pellicce. Fanno circolare prodotti di raffinata oreficeria, coralli, perle e mercanzie pregiate, come le spezie, il cui possesso indicava uno status sociale molto elevato.

Interno di una pharmacia (affresco), Scuola Italiana 15 secolo/Castello di Issogne, Val d’Aosta, Italia
Interno di una pharmacia (affresco), Scuola Italiana 15 secolo/Castello di Issogne, Val d’Aosta, Italia

Le logiche produttive degli operatori economici hanno bisogno di una attenta amministrazione. E allora, con dedizione assoluta, i mercanti valutano l’aspetto finanziario in ogni sua sfumatura e gestione. Mettiamo che girare su e giù per l’Europa con malloppi cospicui sia pericoloso e mettiamo anche che bisogna gestire i cambi delle valute. Per dirne due. Alla seconda questione, provvedono i cosiddetti “lombardi”. Cambiavalute del Settentrione d’Italia, si spostano per le fiere con banchi, perizia, bilance e sacchi di monete. La potenzialità dell’industria dei mercanti trova così la risoluzione di tanti problemi grazie ai pagamenti delle lettere di cambio, i calcoli delle compensazioni tra vendite e acquisti, i riporti tra le fiere, la possibilità di vendere in una città e acquistare le merci in un’altra. Le faccende dei mercanti sono cose complicate. E’ chiaro fin qui  che abbiamo un certo numero di personaggi intraprendenti che per amore del denaro e/o dell’avventura o perché non volevano morire di fame, trasportano merci e lettere di cambio, progenitrici delle cambiali, su e giù per l’Europa. E visto che si son fatte le Crociate, anche in giro per l’Oriente. I mercanti dimostrano di essere pieni di risorse: la loro intraprendenza li porta da una scoperta al suo perfezionamento. In due parole: tecnica contabile.  Si ritrovano padroni della contabilità a partita doppia e di assegnazioni scritte sui conti correnti tenuti dai banchieri. Anticipano quel foglietto di carta che noi chiamiamo assegno. Si dimostrano talentuosi anche per il trasporto delle merci via mare. Lo regolamentano con contratti di noleggio, lettere di spedizione, polizze di carico. Sappiamo bene come sul palcoscenico marittimo, i mercanti  guadagnano un bel po’. I viaggi però sono estenuanti e le procelle mettono paura a tanti finché, un bel giorno, quando gli orizzonti si allargano e l’economia si fa più aperta e dinamica, e ancora più spavalda, il mercante inizia un bel processo di sedentarizzazione. Apre i suoi uffici nelle città situate in posizioni strategiche, li fa diventare centri direzionali di un commercio ad ampio raggio e si dedica alla politica. E così le grandi fiere perdono gran parte delle loro funzioni. Industrioso e zelante, con le mani nelle cose segrete degli Stati, il mercante dirige e controlla, simultaneamente, operazioni commerciali, finanziarie e politiche. Se ne sta in ufficio in compagnia dei libri dei conti, valuta le informazioni dei suoi collaboratori sparsi sul territorio, gestisce e coordina società e filiali disseminate sullo scacchiere internazionale. In giro ci sono nomi famosi, Medici, Strozzi, giusto per citare una o due di quelle famiglie facilmente identificabili. Ora che il variegato mondo del commercio e della finanza internazionale se ne sta a casa a farsi gli affari propri, e della città, le fiere declinano ma non tramonta l’idea dello spazio espositivo periodico per merci da vendere e acquistare. In Europa gli appuntamenti fieristici sopravvivono seppur in tono minore, con un raggio d’azione d’importanza regionale e cittadino, più che internazionale. A testimonianza di questo giro d’affari, ci sono rimasti i numerosi calendari delle fiere installate esclusivamente sul suolo italiano a partire dal XIV secolo. Più in là ci sono fiere importanti  pure a Lione e a Ginevra e in Spagna andrà alla grande Medina del Campo che si specializza, dopo la scoperta delle Americhe, nel commercio di monete e cambi. Nel 1600 è molto trendy Lipsia. Poi, il silenzio delle fiere. I soldi si facevano comunque e tanti, ma con altre modalità. Di solito, quando qualcosa muore, ne nasce subito un’altra. Insomma, più o meno. Tramontate le fiere internazionali, sorgono le esposizioni universali. L’industria si mette in mostra ed espone le macchine e i beni che queste sono in grado di produrre. Dal 1851 a Londra, in Expo, sfilano i tempi nuovi. Il cambiamento e la velocità si pavoneggiano agli occhi di sovrani e uomini comuni. La produzione è sempre più innovativa. I progressi tecnologici e scientifici si saldano alle necessità commerciali e finanziarie degli operatori economici. Alle esposizioni universali è stata presentata la creatività umana più intraprendente e sfavillante: dalla macchina da cucire Singer, al telefono di Bell, il fonografo di Edison e i primi sistemi di aria condizionata. Nel 1939 appare la prima televisione, poco dopo il 305 Ramac, primo computer con disco rigido. La AT&T presenta un futuro fallimento commerciale, il videotelefono in bianco e nero. Oggi la forte settorializzazione ha fatto perdere parecchio smalto all’Expo, ma resta ancora per gli operatori economici un luogo privilegiato dove esplorare il terreno delle innovazioni ed esporre i propri prodotti. Per la nostra epoca, così  decisa a spiegare ogni cosa e tanto abile a svilire il senso del mistero, la lunga stagione del Medioevo mantiene ancora per molti aspetti, una parte del proprio volto in ombra. In molti, condizionati dall’ideologia caustica dell’Illuminismo, la percepiscono come un’epoca torbida, opprimente e triste, un lungo intervallo di tempo tra l’intelligente raffinatezza del mondo antico e il prestigiosa evoluzione della modernità. Gli studi scrupolosi dei medievisti restituiscono, invece, l’idea di un lungo periodo dell’Occidente vitale, innovativo ed estremamente avventuroso. Oggi va di moda partecipare a godibili rievocazioni storiche, giostre, tornei e rappresentazioni in costume, ma non sappiamo quanto la nostra contemporaneità sia legata a filo doppio con il nostro passato. Il presente si appoggia sull’impianto che è con noi ma che nessuno ci insegna a vedere. In fondo bastano alcuni stand, un buon numero di operatori commerciali, le merci, l’interesse degli acquirenti e un po’ di riflessione. Tutto questo fa fiera. E fa tanto Medioevo. A Pordenone le tracce di questa età sono bellissime. Dopo la fiera, trascino l’amico Kirk a vederle. (Continua…)

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