Cosa sa Vecchio Furetto del drago cinese?

Niccolino trascorreva l’estate in collina, a casa della nonna. La casa era piccola, la collina era piccola ma la strada che portava dalla città alla casa della nonna era molto lunga. Niccolino voleva bene alla nonna, alla vecchia collina e all’estate. La nonna era abbastanza vecchia ma non troppo, saggia ma non sempre, viveva tra molti pensieri e poche parole. Che di solito erano quelle giuste. Almeno così pensava Niccolino a cui era permesso gironzolare da solo su e giù per la collina e andare al laghetto a cercare la rana verde e a raccogliere la salvia selvatica. Veramente proprio da solo solo, no. Su un sentiero verde e ombroso che godeva di un bel panorama, trovava sempre seduto sulla panchina arrugginita il Vecchio Furetto. Alla prima occhiata l’amico di nonna sembrava dormire sotto il suo vecchio  cappellaccio di paglia. Niccolino si fermava davanti a lui, con le mani in tasca e la testa piegata di lato. Il vecchio allungava le gambe e sollevava la tesa del cappello. Poco poco, giusto per strizzargli l’occhio. Poi si alzava, tutto pimpante e insieme si avviavano verso lo stagno. Il vero nome di Vecchio Furetto era Tancredi. Ma la nonna diceva che non era adatto. Vecchio Furetto andava bene: agile, scattante e ladro. Rubava le fette di torta della nonna. Ma questo Niccolino lo capiva bene. Le torte erano molto buone. Soprattutto quelle con le mele.

Frutteto - alberi di mele
Frutteto – alberi di mele

Andavano in silenzio, verso il lato esterno della collina dove respirava un vento dolce e antico. Il terreno era morbido. Aceri, olmi e olivi rallegravano il paesaggio. Più sotto la campagna. Frutta brillante sugli alberi, orti coltivati, campi di patate, pozzi e case coloniche bianche e rosa. Sparse, ma con una certa regolarità. Più lontano, i treni correvano veloci. Talvolta capitava che li accompagnasse un vecchio cane con il pelo giallo tutto arruffato. Stava con loro quel tanto che bastava per non sentirsi solo, annusava in giro e poi tornava a casa. Furetto diceva che apparteneva ai frati del convento e indicava in basso, una macchia bianca, semplice e regolare tra le vigne luminose. Respiravano rosmarino e tiravano timidi calci ai sassi sulla stradetta. Girando a sinistra si potevano scorgere numerose grosse querce sparse ai margini dei campi. Oltre la cima si distingueva la vecchia rocca. Ancora pochi rapidi passi e poi sarebbero stati accolti dal giallo oro dei ranuncoli e il bianco-rossastro delle soldinelle acquatiche. Una volta arrivati in cima, sedevano davanti al laghetto, la schiena appoggiata comodamente a due grandi sassi e guardavano l’acqua che si allungava davanti a loro. Il Vecchio Furetto teneva con se un coltellino tagliente e incideva i bastoncini di legno che raccoglieva durante la salita. «Perché li incidi?» chiese una volta Niccolino. «Così penso meglio» borbottò Vecchio Furetto, che stava modulando in sordina una musica un poco ombrosa. «E a che cosa pensi?» insisté Niccolino. «Oggi penso ai draghi»rispose il Vecchio. Il bambino ebbe un brivido, misto di paura ed eccitazione. Lui i draghi li conosceva bene perché la nonna gli aveva raccontato la storia di Sigfrido.

Municipio di Monaco di Baviera
Municipio di Monaco di Baviera

Sigfrido era stato un bambino coraggioso. Diventato grande era andato nel paese delle nebbie a combattere un drago cattivo che una volta era stato un nano potente e buono. Insomma una storia complicata. Per questa impresa eroica, Sigfrido aveva domato Grani, un cavallo selvaggio e il suo maestro Mímir, un fabbro della stirpe immortale dei nani gli aveva forgiato e temprato col fuoco e con l’acqua Gram, la spada spezzata che era stata del suo papà. Sigfrido, che il coraggio se lo era fatto da solo e lo aveva concentrato nella sua spada, era andato alla ricerca dell’oro dei Nibelunghi, posseduto dal drago Fáfnir. Una cosa non facile. Il drago aveva un elmo magico che lo rendeva invisibile e viveva in una landa desolata sommersa dalle nebbie. Mímir, che era fratello di Fáfnir  e probabilmente lo conosceva bene, gli aveva consigliato di scavare una buca e di attirare il drago lì dentro per ucciderlo. Poi doveva fare il bagno nel sangue. Questa cosa a Niccolino non era tanto andata giù. Uccidere il drago va bene, ma tutto il resto non lo capiva proprio. Mímir voleva che Sigfrido annegasse nel sangue del drago. Niccolino non capiva perché i nani erano così cattivi e per un po’ non volle sapere più nulla di loro. Comunque, da valoroso qual’era, Sigfrido eliminò il drago, prese l’oro sventurato e l’elmo e si mise ad arrostire il cuore del mostro. Lo toccò solo un attimo e si scottò. Portò il dito alla bocca e così imparò a capire il linguaggio degli uccelli. Meno male! Sentì che Mímir lo voleva morto per tenersi tutto il tesoro. E allora Sigfrido uccise anche il vecchio maestro e si tenne il tesoro per se. Certo che c’erano tante cose da capire: l’oro della sapienza, il paese oltre le nebbie, l’immaginazione, la fantasia incantata, l’avidità, il coraggio, la codardia e l’audacia e tutte quelle cose che devono morire e che tu non puoi tenere più con te. Proprio vero, la spada della sapienza è molto difficile da portare. Così aveva detto la nonna. Niccolino l’aveva guardata preoccupato. La nonna gli aveva fatto una carezza dicendogli che se avesse avuto bisogno, lei li avrebbe dato qualche buon suggerimento. Ma che per il momento non toccava portare a lui la spada della saggezza. Un venticello leggero sbuffava, dispettoso, sull’acqua del laghetto e spettinava qualche piuma alle anatre che nuotavano. Sott’acqua, le alghe rosse e verdi solleticavano le zampe a rane marroni come olive. Una volta, Vecchio Furetto aveva puntato l’indice lungo e sottile verso l’alto, poi lo aveva abbassato e con tono misterioso, aveva indicato a Niccolino le raganelle. Granulose e brillanti si arrampicavano sulla vegetazione.

Hyla arborea - foto di Andrei Daniel Mihalca
Hyla arborea – foto di Andrei Daniel Mihalca

Nel laghetto c’erano tinche, carpe, qualche rovella e la carpa erbivora che qualche anno prima era stata importata dalla Cina. Vecchio Furetto aveva raccontato che questo tipo di pesce proveniva dal fiume Amur, il Fiume del Drago Nero. Lo avevano importato per combattere le piante infestanti. Alle carpe erbivore piace molto la canna palustre. E a Vecchio Furetto piaceva molto mangiarsele, queste carpe.

Amur - Il fiume del drago nero
Amur – Il fiume del drago nero – Pinterest personale

Invece a Niccolino le carpe importavano poco. La nonna e Vecchio Furetto avevano acceso in lui un certo interesse per i draghi. Quelli cinesi, soprattutto, perché sembravano buoni e colorati. Di giallo, nero, azzurro, rosso. Ma perché allora, si chiedeva Niccolino, i draghi delle leggende sono sempre cattivi e bisogna ucciderli? Così interrogò il Vecchio Furetto. «Il drago, ragazzo mio, non è né buono, né cattivo. È quello che uno pensa di lui a fare la differenza.». Così rispose il vecchio, guardando Niccolino con occhio attento da sotto il cappellaccio stinto. Niccolino rispose allo sguardo con un sospiro d’incertezza. Era un po’ timido. Vecchio Furetto iniziò a raccontare:«In Cina, all’Est, gli uomini pensano che i draghi sono benefici per la terra e per le persone. Pensano che se una cosa non è bella, non vuol dire che sia cattiva. In Cina hanno molte specie di draghi e ognuno di loro fa un mestiere diverso perché in ogni drago c’è il segreto delle acque, dove sta la vita. Proprio perché hanno da svolgere compiti importanti non hanno mica voglia di trovarsi davanti qualche sant’uomo che li vuole ammazzare. Ma può capitare. Ci sono tante persone che ne hanno timore perché nessuno sa come sono nati i draghi. Magari a quelli vengono in mente dinosauri o serpenti. Ma se sai le cose, allora hai meno paura. Magari nessuna.». Il vecchio scrutava l’orizzonte come se l’apparire di un drago dalle acque del laghetto fosse possibile. «I cinesi hanno una varietà di draghi incredibile. Stanno dappertutto. In mare vive il re dei draghi con i suoi ministri-draghi. Poi ci sono i draghi delle acque dolci, quelli che stanno nelle acque salate, quelli delle nuvole, delle caverne e dei  pozzi. Draghi che lavorano per produrre il lampo che avvisa l’arrivo del temporale e draghi che fanno cadere la pioggia per bagnare le campagne. Tanto tempo fa, quando la pioggia proprio non se la sentiva di cadere e la terra diventava secca e dura, i contadini costruivano un drago di legno e lo sistemavano sui letti asciutti dei corsi d’acqua. Battevano sui tamburi per imitare i tuoni e pregavano tanto per risvegliare i draghi che sonnecchiavano tra le nuvole. Se non riuscivano così, perché a volte i draghi hanno il sonno duro, allora cercavano di risvegliargli facendo volare tra le nuvole grandi aquiloni dipinti con il loro corpo.» Vecchio Furetto rimase meditabondo per un attimo.« Senza i draghi non ci sarebbe la primavera e la vita non potrebbe rinnovarsi. E poi sono sempre molto impegnati a fare in modo che i rapporti tra il Cielo, l’imperatore e le persone sulla terra siano buoni.».

Dettaglio della Pergamena dei Nove Draghi, opera di Chen Rong, a. 1244 (Dinastia Song)
Dettaglio della Pergamena dei Nove Draghi, opera di Chen Rong, a. 1244 (Dinastia Song)

Mentre il vecchio parlava, il pomeriggio si tingeva sempre più di verde. L’erba tenera, l’acqua del laghetto, le canne e l’odore delle piante che marcivano nell’acqua, gli alberi e le radici spezzate, le macchie di muschio. Tutto era verde. Anche il profumo dell’aria. Niccolino intanto, si chiedeva se un drago, anche piccolo piccolo, avrebbe potuto vivere in quel laghetto e lasciare le impronte degli artigli sul fondo sabbioso. Una bella idea, pensava, ma che paura! Di draghi ne sapeva ancora troppo poco. Intanto però poteva costruire un bell’aquilone, come i cinesi. Vecchio Furetto lanciò un pezzo di legno nell’acqua, poi continuò a parlare: «Migliaia e migliaia di anni fa Fu Xi, un re che aveva la coda di serpente, ricevette in dono da un drago del cielo gli Otto Trigrammi che dovevano servire a diventare molto saggi e saperne di più sulla vita delle persone, perché si comportano in un modo o in un altro. Questo valeva anche per l’imperatore cinese e per far capire che era molto importante si diceva che aveva la faccia e il portamento nobile del drago. Come ti ho detto prima, il drago si preoccupava che il mondo fosse ordinato e armonico e lo faceva con l’aiuto dei sovrani. Se qualcosa andava storto, interveniva subito per rimettere le cose a posto. Se le persone vivevano in maniera cattiva e turbavano l’ordine dell’universo e disobbedivano all’imperatore o se l’imperatore non governava con rettitudine, allora il drago scatenava tempeste, terremoti e inondazioni e privava il sovrano del potere di governare. Molti, ma molti secoli fa i cinesi avevano un imperatore chiamato Huang-Di, l’Imperatore Giallo, che si diceva essere addirittura un drago. Se poi li vedeva, i draghi intendo, allora significava che era in arrivo un periodo di prosperità. Si raccontava anche che, una volta finito il suo tempo sulla Terra, fosse stato portato in cielo da un possente drago insieme a tutta la sua corte. Pensa un po’ che importante era questo imperatore.» Niccolino ascoltava Vecchio Furetto in adorazione. Per  il tempo delle vacanze, Tancredi prestava al bambino tutta la sua attenzione. «E come se non bastasse era stato un drago ad aiutare il grande mago Fei Jiang Fang a vincere gli spiriti delle tenebre, trasformandosi lui stesso nella sua bacchetta magica.» Niccolino beveva ogni sua parola. La sera, prima di addormentarsi, lasciava vagare i pensieri su quello che gli era stato detto durante il giorno. «Il drago è potente, è colui che ha creato tutto questo». Tancredi allungò il dito ossuto e indicò in tono secco la vita attorno. «Anche le zanzare?» Niccolino era stato punto sul braccio e si grattava con furore. «Perché le rane non se le mangiano?» si lagnò. «Perché avranno già piluccato qualcosa prima e stanno facendo un sonnellino. Senti che aria piacevole?» Vecchio Furetto, piegato in avanti, scavava una piccola fossa con un ramo secco. Continuava a parlare, un po’ a Niccolino, un po’ a se stesso: «Guarda questa terra, è gialla e nera insieme. Il giallo in Cina è il colore della terra e nero è il colore dell’universo. Così il sangue del drago è nero e giallo insieme. Vuol dire che ha potere sul mondo che ha creato e sulle acque celesti, le nuvole, il tuono e la pioggia con cui nutre la terra. Per questo, le persone in Oriente considerano buono il drago. Crea tutte le cose e si manifesta piano piano. Per vederlo, basterebbe che gli uomini prestassero attenzione alla vita attorno a loro, ma pochi riescono a vederlo perché vanno tutti di fretta. C’è un drago invisibile in ogni seme piantato nella terra che cresce lentamente. Poi, quando la pianta si manifesta, anche il drago può essere veduto, specialmente quando la natura saltella di qua e di là e mostra i suoi frutti. Poi ci sono i draghi volanti che spargono il polline in giro per far nascere nuove piante e infine il drago celeste, lo spirito potente che tiene in ordine tutto questo. Tutto è invisibile prima di diventare visibile e vivere a questo mondo!». Vecchio Furetto allargò le braccia e con tono teatrale e perentorio, sembrò chiudere con queste parole, le sorti dell’umanità. Niccolino era rimasto di stucco. Certo che i draghi erano un affare serio. Doveva decidere se provare timore o simpatia e la cosa non era facile, subito, su due piedi. Era contento che Vecchio Furetto gli aveva detto le cose così come stavano. Era grande, lo capiva. Decise, comunque che ne avrebbe parlato con la nonna che era una che si intendeva di bambini e di draghi. «Camminiamo un po’» disse Vecchio Furetto «mi fa male la schiena a stare qua seduto». Incominciava a fare caldo. Si alzarono e si incamminarono su un piccolo sentiero di ghiaia. A Niccolino non piaceva molto, non si sa come, qualche sassolino aguzzo riusciva a infilarsi nelle sue scarpe.

Sentiero di campagna
Sentiero di campagna

Vecchio Furetto, la schiena diritta e le mani allacciate dietro, camminava lentamente. Lontano, sopra il cielo, l’ombra del drago vegliava protettiva su di loro. «Ma le feste, per i draghi, le fanno?» chiese Niccolino. «Certo che sì» rispose il vecchio. «C’è un’antica festa per ricordare un poeta nobile e di grande onestà che si chiamava Qu Yuan. Prima era la festa della quinta luna, poi, in suo onore, fu chiamata la Festa del Drago. Questo poeta, molto bravo, non era molto felice perché il re lo trattava male. Così decise di morire buttandosi nelle acque di un fiume. Le persone che gli volevano bene, ed erano molte, cercarono di salvarlo, raggiungendo il fiume con le loro barche e lanciando fagottini di riso in acqua per allontanare i pesci che volevano mangiarlo. Non ci fu nulla da fare. Qu Yuan morì. Nella notte il suo spirito comparve agli amici e disse che era stato un drago a causare la sua morte. Solo buttando nel fiume riso avvolto in fagotti di seta, il drago si sarebbe allontanato. Decisero di fare in questo modo e ogni anno, dopo le grandi piogge di primavera, quando si credeva che i germogli del riso trapiantato avevano perso la vitalità, come il nobile Qu Yuan, si organizzava la gara dei battelli-draghi. Così gli spiriti degli antenati permettevano che hun, la vitalità salita al cielo, ritornasse sulla terra. Pertanto anche il riso poteva incominciare a crescere. Dopo aver fatto questa cosa tanto utile, gli spiriti delle persone morte e i draghi, potevano tornare in cielo dove abitavano e forse abitano ancora.» Vecchio Furetto indicava, con le mani che muovevano veloci l’aria, le nuvole luminose. Niccolino aveva gli occhi pieni di luce. Le nuvole, che avevano sentito tutto il racconto di Vecchio Furetto, decisero di fare un regalo a Niccolino e si trasformarono in un bel drago bianco.

Città di Xinbei, Taiwan: cittadini lasciano lanterne votive lungo il fiume, in cielo appare una nuvola a forma di drago.
Città di Xinbei, Taiwan: cittadini lasciano lanterne votive lungo il fiume, in cielo appare una nuvola a forma di drago.
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