Famiglia pervasiva con napoleonico Chambertin.

Portoferraio, Isola d’Elba, 1814. Quasi fine estate. Il vento da nord porta l’urgenza della fuga unita a fresche voci di donne. Ci credereste? Sono sull’isola per un’intervista impossibile a Napoleone Bonaparte. Uomo di straordinaria immaginazione creativa e intelligenza, capacità di analisi, definizione di obiettivi e calcolo dei risultati, capace di lavorare sotto stress e talmente proattivo che oggi potrebbe tranquillamente superare quei geni di François-Henri Pinault, Jeff Bezos e Jack Ma messi assieme. Strategicamente, potrebbe essere un governante di assoluta genialità, disposto a strabilianti avventure finanziarie ed entusiasmanti colpi di scena basati sulla consapevolezza delle proprie capacità politiche, militari e diplomatiche.

Antoine Jean Gros - Bonaparte al Ponte di Arcole, 1796. Museo del Louvre - Parigi.
Antoine Jean Gros – Bonaparte al Ponte di Arcole, 1796. Museo del Louvre – Parigi.

Personaggio eccezionalmente moderno, Napoleone rompe bruscamente con la Corsica e con gli ideali di indipendenza ma non taglia mai i ponti con nessun esponente della sua, spesso intrigante e indisponente famiglia. Anzi vuole fare dell’Europa conquistata un grande possedimento familiare. lo vuole governato dai fratelli in qualità di devoti amministratori del suo volere e controllati da lui grazie ai matrimoni che combina con la stessa oculatezza dell’ottimo amministratore e con le medesime strategie con cui sbaraglia eserciti e conquista stati. Familiari e parenti acquisiti devono dotarsi dello stesso coraggio e devozione dei suoi soldati dopo Austerlitz:«Soldati, sono contento di voi. Nella giornata di Austerlitz avete confermato tutto quello che mi aspettavo dal vostro coraggio. Avete decorato le vostre aquile di una gloria immortale… ». Tuttavia, carattere volitivo e talenti straordinari, non gli impediscono di concedere ai pervasivi consanguinei grande autorità. Provvedimento che abitualmente i grandi uomini della Storia preferiscono evitare per non trovarsi a dover gestire situazioni House of Cards style, per capirci. Intrighi di potere, cospirazioni e inimicizie ordite dai familiari di chi comanda hanno nella Storia un formidabile effetto distruttivo. Il dispotismo di Napoleone invece sembra trovare vitalità e forza propulsiva nell’attaccamento alla famiglia di origine e ai suoi tentacolari prolungamenti. Originaria dalla Toscana, la famiglia Bonaparte, di stirpe nobile e dotata di una certa ricchezza, si trasferisce in Corsica nel corso del Cinquecento e ad Ajaccio i maschi partecipano al Consiglio dei Vecchi come notabili.

Corsica - Pinterest personale
Corsica – Pinterest personale

Carlo Maria Bonaparte, padre del futuro Stratega, avvocato e membro del Conseil supérieur di Corsica è ricevuto in udienza da re Luigi XVI in qualità di deputato della Nobiltà. A diciott’anni sposa la quattordicenne Maria Letizia, rampolla dei benestanti Ramolino, che lascia presto vedova ma non prima di aver generato tredici figli. Otto sopravvivono, tra alterne vicende, confessabili peripezie e inconfessabili fortune. A ognuno di loro, provvede largamente l’imperial fratello, ponendo e imponendo sulle loro teste corone reali, titoli nobiliari e autorità di governo. Di tutti e su tutti dominava Lui, Napoleone. Secondogenito di Carlo e Letizia,  conquista l’Europa e fa la fortuna di tutto il clan Bonaparte, per molte generazioni. Grazie alla militaresca genialità del fratello, diventano la combriccola familiare più potente sul continente europeo. Nonostante la consapevolezza di essere tra quelli che contano e comandano, sono costretti a fuggire dalla Corsica nella notte del 26 maggio 1793 quando sull’isola infuria la guerra civile e i seguaci di Pasquale Paoli, di cui Carlo Maria era stato segretario personale, incendiano casa Bonaparte a seguito di scontri politici e personali. Una volta toccata terra a Tolone, colui che sarebbe diventato, di lì a non molto, l’incomparabile maestro dell’arte della guerra, dà il via ad una straordinaria ascesa militare e politica. Sempre con famiglia al seguito. Per l’udienza accordatami alla Palazzina dei Mulini, residenza da primo esilio dell’ex imperatore dei francesi e re d’Italia, indosso un abito bianco dalla linea sciolta.

Portoferraio - Villa dei Mulini - Immagine di Bruno Barral. 2009.
Portoferraio – Villa dei Mulini – Immagine di Bruno Barral. 2009.

Lungo fino alla caviglia, diritto, cinto sotto al seno. La scarpa priva di tacco.

Calzature in voga tra 1769 e 1821
Calzature in voga tra 1769 e 1821

Sulle spalle uno scialle di seta ricamato a piccoli fiori rosa. Una volta arrivata, vengo fatta passare in biblioteca. Il Generale, le mani dietro la schiena, è immobile davanti alla finestra. Forse ascolta il rumore del mare. Forse rimugina sul piano per abbandonare l’Elba.

Isola d'Elba - Spiaggia di Capo Bianco - Pinterest personale.
Isola d’Elba – Spiaggia di Capo Bianco – Pinterest personale.

O sta già dispiegando nuove tattiche senza schemi. Intanto è lì, sull’isola insieme a Marchand, il suo cameriere, il segretario Rathery, i marescialli Drouot e Chambronne e il fedelissimo Betrand, il barone La Peyrusse, tesoriere della Grande Armata. Rathery mi fa accomodare. Il Generale appoggia il suo sguardo sul mio volto. Lo riverisco mentre mi scruta con altero sospetto e annoiata curiosità. «Madame, come lei ben saprà, le sono stati concessi trenta minuti. Sappia inoltre che una donna che vuole essere informata sulla famiglia Bonaparte viene considerata dall’imperatore di una straordinaria audacia non consona al suo genere».«Un segno dei tempi che verranno, Sire. Grazie al Codice Civile, da voi promulgato, negli anni a venire sorgeranno molti cambiamenti nella vita e nelle relazioni tra uomini e donne. Come voi ben sapete non è semplice cambiare le abitudini degli esseri umani. Voi riuscirete anche in questo». «Io agisco sempre e trasformo il mondo che mi sta attorno. Sono sopravvissuto a molte sventure umane. Non si dimentichi che esiste un’unica verità che si declina nelle sue infinite forme. E l’infinito è uno. È potere… Ma è una realtà che pochi possono comprendere!», esclama. «Sire, mi potete donare qualche ricordo di Vostra madre?» chiedo. Riprende a parlare, con voce bassa: «Madame Mère vive qui sull’isola, ora. Abbiamo un legame molto profondo.» Abbassa la testa, il volto teso. «Sono molto commosso che condivida la mia permanenza sull’isola. È sempre stata a me molto vicina. Rigida, severa, sottile e inquieta. Giochiamo a carte, qui ai Mulini, sulla terrazza e passeggiamo in carrozza». «Sire, scorgete voi stesso attraverso gli occhi di vostra madre» aggiungo. L’imperatore ha perso del tutto la spigolosità giovanile. È piccolo, tozzo, massiccio e ingrassato. Su un tavolino è disposto un servizio di calici d’argento e la consueta bottiglia di Chambertin. Si racconta che questo nettare sia stato prodotto da un certo Bertin che, conosciute le mirabili competenze enologiche dei frati di Béze, abbia deciso di piantare nel suo champ una vigna, la vigna di Bertin, Chambertin appunto, per emulare l’ottimo vino. Fin dal Settecento la produzione del vigneto ha grande fama e i vini del buon Bertin godono di una fama dorata. L’apprezzamento dimostrato da Napoleone, che a quanto dicono, lo beveva con l’acqua(!) da bottiglie che portavano l’etichetta N., ne decretò l’eterno successo. Riprende:«Madame Mère ha qualità di grande combattente e non è da meno  come comandante. Ha combattuto, sapete, con nostro padre per l’indipendenza corsa. È determinata, austera, parca. Conseguenza delle sofferenze causatele dalle ristrettezze economiche patite. È diventata per me un modello di comportamento. Come sa, vivo con poco. Tuttavia, mia madre, non possiede molta pazienza. Le intemperanze dei figli sono state curate con la frusta». Napoleone esprime tutta la sua indignata ammirazione. «È indiscutibile che i metodi educativi di Madame Mère sono stati un ottimo esempio per voi, Sire. Una scuola di vita. Ispezionate da cima a fondo i territori conquistati con le loro proprietà come vostra madre controlla e ispeziona le vite dei suoi figli. Volete vedere e decidere per ogni cosa e per ogni persona.» dico. «Un uomo illustre deve decidere da solo le proprie sfide e il proprio destino, Madame» risponde secco. «Una vostra prerogativa è di essere il beniamino di vostra madre. Ma i vostri fratelli e sorelle? Sono tutti persone di statura diversa che voi che li conducete come bambini sui troni d’Europa per controllare a distanza le vostre conquiste.»

La massima estensione dell'Impero di Napoleone (1810) - Pinterest personale
La massima estensione dell’Impero di Napoleone (1810) – Pinterest personale

«Ho dettato che l’imperatore è il padre comune della sua famiglia. La mia volontà deve essere l’unica legge per tutti i miei parenti. Ho deciso che niente può avvenire senza il mio consenso. Nessun matrimonio, nessuna adozione. Ho stabilito un preciso ordine gerarchico per tutti. Li ho fatti diventare re, principi, vassalli, titolari di feudi. Come loro imperatore non possono resistere alla mia autorità. E poi, i miei fratelli non capiscono nulla di politica!». Sarà forse vero che la prole generata dagli sponsali Bonaparte-Ramolino comprende poco o nulla di politica, ma sicuramente sa beneficiare della clemente generosità dell’illustrissimo fratello, vera miniera d’oro da sfruttare. Napoleone, che mamma Ramolino chiama Nabulione, scalza Giuseppe dalla primogenitura e in cambio lo nomina re di Napoli e in seguito, di Spagna. Nonostante gli anni di gloria, Giuseppe, fuggito dopo Waterloo negli States, dove muore, si premura di far sapere al mondo che Napoleone ne aveva fatte di cotte e di crude in ogni dove. Sicuramente l’autoritarismo del primo console esplicitato nella vita privata dei fratelli, non favorisce il rapporto con Luciano che fa politica ben prima di Napoleone. Durante il colpo di stato del 18 brumaio, lo salva con un escamotage plateale. In cambio riceve l’incarico di ministro degli Interni e poi ambasciatore a Madrid.

Francois Bouchot - Il generale Napoleone Bonaparte nella sala del Consiglio dei Cinquecento a Saint-Cloud (10 novembre del 1799)
Francois Bouchot – Il generale Napoleone Bonaparte nella sala del Consiglio dei Cinquecento a Saint-Cloud (10 novembre del 1799).

Dopo lo scivolone delle seconde nozze con la de Bleschamp che rompe i piani matrimoniali del fratello imperatore e gli guasta ancora di più il carattere, Luciano vaga esiliato tra Inghilterra e terre papaline. I due congiunti recuperano il rapporto solo durante i drammatici Cent-Jours, quando Luciano corre nuovamente in soccorso al fratello e lo incita a sciogliere le Camere. Il fratello Luigi, re d’Olanda e padre (forse che sì, forse che no) di Napoleone III, manifesta grande interesse, per giunta corrisposto, per i Paesi Bassi. La cosa non va giù a Napoleone soprattutto quando la libera iniziativa parentale si concretizza nel rifiuto di aderire al Blocco Continentale contro l’Inghilterra. L’imperatore vuole che i fratelli si mostrino buoni governanti ma a lui devoti e privi di trovate autonome. Così nel 1810 Luigi abdica portandosi appresso il rimprovero del fratello che lo accusa di essere un vero e proprio semplicione. Napoleone non manca di intervenire pure nel matrimonio di Girolamo con l’americana Patterson di Baltimora, che fa annullare. Betsy Patterson non gli piace. Come non gli piacciono gli americani e poi ha necessità di accasarlo a Caterina, figlia del re del Württemberg. Minaccia Girolamo di lasciarlo al verde e di privarlo di tutti i suoi diritti e di bandirlo dai possedimenti francesi. Insomma l’Europa. Girolamo accetta di abbandonare moglie e figlio e inizia a fare il re di Vestfalia, regno creato giusto giusto per lui. Allegrone, scapestrato, frivolo e pieno di amanti, Girolamo non è facilmente controllabile neanche dall’occhio vigile e dalla longa manus imperiale. Si sa che la personne qui mène une vie de plaisir ha bisogno di avere a disposizione una continua liquidità e Girolamo provvede calando sui sudditi la solita scure fatta di imposizioni esose. Si rivela un pessimo comandante militare ma un abile organizzatore di feste. Anche la sorella Elisa elude il potere del fratello e sposa quel Baciocchi che Madame Mère ha prudentemente scelto in considerazione che la figlia, a vent’anni, è ancora nubile. La vedova Bonaparte aggira la resistenza di Nabulione mentendo sulla data di ricevimento della lettera che imponeva il veto all’unione. L’imperatore scusa. Elisa, nominata principessa di Lucca e Piombino, alta, ossuta e con temperamento maschile, condivide con il fratello imperatore il modo brusco di rivolgersi agli altri. Interroga con veemenza, possiede ottime capacità di ascolto e impegno lavorativo, è molto rapida nelle decisioni che però pondera con attenzione. Riforma codici e giustizia, rilancia agricoltura, commerci e industria, arte e musica. Migliora il sistema scolastico e confisca beni ecclesiastici. Napoleone non ha un affetto particolare per questa sorella di cui ammira le qualità ma che dimostra di dimenticare spesso i suoi doveri femminili. Elisa acutamente presenta al fratello la sua costante lealtà e mantiene ottimi rapporti con il potentissimo Fouché, ministro di polizia e il non meno potente Talleyrand, ministro degli esteri. La sorella Pauline passa le sue giornate tra sfarzi e amanti. Non ha istruzione e nessun interesse a farsene una. Alla musica e alla storia preferisce cappelli, guanti, vestiti e gioielli. Adora immergersi in passioni disordinate ed affetti stravaganti. Napoleone la fa sposare prima al valoroso Leclerc, poi a don Camillo Filippo, principe Borghese. Piuttosto carino, bonapartista, governatore del Piemonte e appassionato d’arte. Molto, molto ricco.

Antonio Canova, Paolina Borghese come Venere vincitrice (1804-1808), Galleria Borghese, Roma
Antonio Canova, Paolina Borghese come Venere vincitrice (1804-1808), Galleria Borghese, Roma

Carolina sposa nel 1800 Gioacchino Murat che con il cognato non ha certo rapporti idilliaci. Tanto Napoleone è autoritario quanto Gioacchino è suscettibile. I due non arrivano mai alla rottura aperta vuoi perché inutile per entrambi vuoi perché Carolina è sempre molto attiva nel cercare di evitarla. Pur mancante di una visione politica globale, questa sorella imperiale è capace di raggiungere il cuore del problema e ricercarne la soluzione. Non ama le battaglie dirette e preferisce una politica di accerchiamento fondata su prudenti concessioni. Consapevole del pericolo incombente, nel 1813 Carolina porta avanti sotterranee trattative con l’Austria e diffidenti rapporti con l’Inghilterra. In accordo con Murat ostacola la partenza dei soldati napoletani in soccorso al fratello. Nel 1814, dopo la disfatta di Lipsia, continua a difendere l’alleanza con l’Austria come dovere di obbedienza di una buona moglie nei confronti del marito. Convinta di agire secondo i propri interessi, Carolina rimane coerente e perseverante con l’alleanza austriaca. Di certo è una donna che non cambia facilmente opinione. «Avete scritto a vostro fratello Giuseppe a Napoli, disgustato. Lo accusate di mancare di severità e di determinazione e di voler governare con il cuore piuttosto che con la forza.». «Madame, non vi può essere alcuna forma di attaccamento affettivo per un sovrano che non ha fatto nulla per il suo popolo e che siede sul trono solo per diritto di conquista. Mio fratello non comprende che ordine significa fucilazioni delle spie, fucilazione di ogni lazzarone che attenti alla vita dei soldati. L’arte del governo richiede rigore e disciplina. Controllo del popolo e amministrazione della nobiltà. E infinita prudenza. Mio fratello ha imparato bene solo a riempirsi le tasche e a depredare opere d’arte a volontà!». «Sire, la vostra posizione vi permette di fare altrettanto in tutti i Paesi di vostra conquista». La mia affermazione accende negli occhi di Napoleone bagliori di fiamma. Ha uno scatto di collera che nasconde annusando tabacco. «Madame, i miei fratelli non hanno ascoltato le risa e i timori dei soldati. Non sanno nulla di bivacchi, di oscurità e del gelo dei campi e del fuoco dei cannoni. Non conoscono le linee nemiche, i ranghi serrati, le pallottole che fischiano sulla testa, i fiumi di fuggiaschi. La pioggia, la neve, il fango, la fame sono a loto sconosciute. Ignorano la presenza della morte dappertutto. Io invece sono soprattutto un soldato, scampato alle infinite sventure umane».

Jean Victor Adam - 1836 - Battaglia di Castiglione
Jean Victor Adam – 1836 – Battaglia di Castiglione

«Sire, esiste un destino che ci collega alla nostra ascendenza anche se la vostra volontà ha scelto di guardare soprattutto alla discendenza. Stendhal, che vi ammira molto, scrive che sarebbe stato molto meglio per voi non avere una famiglia».«Ho già detto un tempo che i miei fratelli hanno sempre avuto molte pretese. Sono avidi di denaro e potere. Ai loro occhi io non sono mai abbastanza generoso. Mia sorella Elisa mi ha tradito e mia sorella Carolina non possiede alcuna moralità. È priva di scrupoli, avida e ingrata. Conobbi la vergogna della sua anima traditrice solo dopo morto. È stata lei a costringere Murat a tradirmi dopo la battaglia di Lipsia. Ma sono pensieri che ora preferisco allontanare.».

Vladimir Ivanovich Moshkov - Battaglia di Lipsia - 1815
Vladimir Ivanovich Moshkov – Battaglia di Lipsia – 1815

«Dall’esilio, voi avete scritto: La mia fermezza è stata spesso decantata, ma davanti ai miei parenti ero spesso un fantoccio, ed essi ne erano ben consapevoli. Dopo il primo scontro, la loro tenacia e la loro perseveranza hanno sempre avuto la meglio e dopo aver opposto qualche resistenza lasciavo che facessero di me ciò che volevano. Mi viene da pensare che voi cercavate di liberarvi dalle costrizioni familiari sui campi di battaglia. Tutto il vostro andare frenetico, la vostra collera, le vostre tensioni, la vostra ira, vi hanno portato a sofferenze acute allo stomaco e alla morte. Forse queste ansiose dimostrazioni di coraggio, forza, durezza, rigidità dispotica, autoritarismo segnalano un difetto affettivo per voi stesso oltre che la consapevolezza del tenue interesse per voi della vostra famiglia?». «Ne sono consapevole, si. Una battaglia perduta ha meno peso dell’angosciante presenza della mia famiglia. Ho capito troppo tardi che chi viene chiamato con il mio nome, festeggiato e osannato non sono sempre io. Qui ascolto per ore mia madre che insiste a ricostituire i vincoli familiari. Ma non si cura né di suo nipote, il re di Roma, né di mia moglie Maria Luisa. Mentre io sono all’Elba, lei mi parla di Luciano che sta a Roma, di Gerolamo che si trova a Trieste, della povera Elisa, sorvegliata a Bologna dalla polizia austriaca, di Giuseppe che riposa nel suo possedimento di Pragins o di Luigi che è in compagnia del cardinale Fesch. Come comprendo bene gli estenuanti bisogni amorosi di mia sorella Paolina! Mancavamo di tenerezze, di caldi e affettuosi abbracci. Lei è l’unica a dividere con me le mie solitudini e le troppe inquietudini. Non mi ha mai abbandonato. Apprezzo il suo tentativo ad accompagnarmi nel mio ultimo esilio. Ma forse è solo la sua insaziabile inquietudine a parlare.

"Napoleone a bordo della Bellerophon" - William Quiller Orchardson (1832-1910)
“Napoleone a bordo della Bellerophon” -William Quiller Orchardson (1832-1910)

Ho cercato a lungo di impedire che la famiglia in cui sono cresciuto non fosse origine e meta ultima. Ho trovato la mia essenza nel mondo e nella vita militare. Questo è il dono ricevuto alla mia nascita. Sono nato per fare il militare, per comandare e per amare la Francia. È la Francia il mio grande amore, la mia passione. Tutti dobbiamo avere una passione. Questa è la mia. Per la Francia vivo e combatto. Soffro per le tante vittorie aspre e amare, per la dura necessità di vincere e di dare la morte. Faccio tutto per dovere e attaccamento alla Francia. Ma come possono capirlo tutti quei parassiti che si sono attorcigliati al mio potere per assorbirlo fino all’ultima goccia? Come possono comprendere, uomini e donne tanto privi di generosità, che la guerra mi procura molto dolore e poca gioia? Esiste una consolazione. La famiglia non è solo il luogo da cui provieni. Sono le anime affini, quelle che incontri sulla tua strada. Anime che restano al nostro fianco anche quando percorrono altre vie, anime che ci sono care e a cui noi siamo cari. La mia gioia è stata Madame Walewska. È stata qui con nostro figlio, dopo anni che non ci vedevamo. E’ arrivata con la nave, nonostante la maledizione delle spie austriache! Questo figlio che è mio ma che non posso tenere vicino e che ho lasciato andar via con la madre che mi implorava di restare, quel momento era così intimamente unito all’uragano che scuoteva l’isola, che sconvolgeva la terra ed era lo stesso che strappava il cuore dal mio corpo. Sono certo che Maria è la donna più generosa e sincera che abbia mai conosciuto. Può comprendere come mi sia sentito quando sotto la luce dei lampi, ho visto la nave salpare e allontanarsi?». Nabulione parla con tono aspro e non attende risposta. «Ero tuttavia convinto che il destino mi avrebbe ancora teso la mano e che Napoleo ubiscumque felix. Ma mi sono sbagliato. È accaduto, si, ma solo per un tempo breve. Le mie guerre, le mie vittorie, il mio destino si concluderanno su un’isola umida, uno scoglio sperduto nell’Oceano, costretto a marcire in compagnia di topi insolenti e aggressivi che squittiscono e mordono in giro per casa. Mi temono così tanto da spedirmi in un luogo lontano e selvaggio con un individuo gretto e meschino come Lowe a farmi da carceriere!

Con gli occhi accesi di sventura, fa un gesto che vuole essere di congedo. L’udienza è terminata. L’inchino mi allontana dall’immortale Generale. Che avventura! La consiglio a chi tra voi è dotato di immaginazione storica e ammirazione per gli spiriti inquieti e fecondi. Ma anche gli eroi, come gli dei e gli uomini, non possono sottrarsi dal confronto con la cerchia spesso angusta della propria famiglia.

Bibliografia.

 

 

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