Il fascino di un pittore di nome Enrico Fonda.

L’inverno del 1929 è implacabile in tutta Europa. Il gelo ferisce le mani e i volti, fa scorrere lacrime inconsapevoli, il respiro diventa ghiaccio sulle labbra. Strade e passaggi sono ostruiti dalla neve, la temperatura scende fino a -20, telegrafi e telefoni sono interrotti per ore. Febbraio a Parigi è crudele, ostinatamente bianco. La neve continua a cadere e il sole pallido è solo un’illusione di luce che svanisce presto. Le notti sono maligne, rigide. Il lago al Bois de Boulogne è gelato, le pozze d’acqua sono specchi ondulati, il grande freddo rapisce gli affetti alle famiglie, infierisce sui corpi stanchi, distrugge anime affrante. A Meudon, nei sobborghi di Parigi, la gelida signora attira nella sua rete un giovane maestro di grande talento, il pittore Enrico Fonda.

 

Enrico Fonda - Le café de Meudon - Pinterest personale
Enrico Fonda – Le café de Meudon – Pinterest personale

In pochi giorni una gravissima polmonite se lo porta via lasciando un malinconico dolore tra artisti e intellettuali che lo hanno conosciuto e apprezzato. Non placata, l’altezzosa signora dei silenzi, allunga le sue mani adunche anche sull’innamoratissima Alfa, la moglie modella che aveva attraversato con lui le strade della crescita artistica. Alfa si suicida con il veleno sulla sua tomba, travolta da quella separazione amorosa tanto repentina e definitiva che la dilania, lasciandola priva di speranza. Difficile esprimere che cosa si prova davanti a due vite trascorse in un interminabile abbraccio, in un sentimento custodito dalla pittura semplice, essenziale e raffinata di Enrico e dalla tensione sentimentale infelice, audace e drammatica di Alfa. Insieme hanno travolto le banali, scialbe convenzioni quotidiane. La devota passione, la natura vibrante e l’impossibilità di seguire l’assente, impediscono ad Alfa qualsiasi conformismo. Alfa rifiuta la vita ordinaria, ormai slegata dall’incantesimo che la teneva legata ad Enrico, trasforma il suo tormento interiore in un coraggio eretico per rincorrere la vitalità schiva e sensibile dell’amore perduto.

Faccio scivolare le mie riflessioni su questo amore così drammatico nella tazzina vuota. La sollevo e giro le gocce di caffè rimaste sul fondo. Sarebbe facile dire che Alfa Husak non ha trovato il coraggio per confrontarsi con le sue fragilità, con le sue ferite segrete, incapace a trasformare quella perdita così dolorosa in una immersione fiduciosa nelle possibilità di un nuovo futuro, ma il dolore dell’abbandono percorre sempre strade tanto misteriose quanto laceranti. E intanto che i pensieri si saldano uno sull’altro, ordino un altro caffè lungo, dolcetto con pistacchio e leggo il giornale. Trovo conferma alle voci di corridoio (il mio ufficio funge da gazzetta informatissima) sulla presenza all’asta di luglio della Stadion di un corpus di opere di Enrico Fonda. So già come passerò il pomeriggio. Così, tra un’alzata di paletta e l’altra, per non farmi mancare un piccolo momento di felicità, mi preparo ad acquistare un delizioso, piccolo quadro. Punto l’attenzione su un paesaggio nel bosco e ce la faccio. È mio! Eccolo qua! Bellissimo, vero?

Enrico Fonda - Fiume 1892 Parigi 1929 - Paesino nel bosco
Enrico Fonda – Fiume 1892 Parigi 1929 – Paesino nel bosco

Però non sono riuscita a trovare nemmeno un’immagine di Enrico e Alfa. Di loro conosco solo questa parte della storia, fragile e trasparente come un’ala di farfalla. Ho cercato fotografie o ritratti ma senza trovare nulla, un diario, annotazioni tracciate dietro un quadro, qualche lettera ingiallita. Possiedo però un appunto a penna apposto sul retro della tela di un suo dipinto. La sua scrittura è leggera, sottile, allungata. Ho saputo che la famiglia, originaria di Pirano, vive a Fiume dopo il trasferimento del padre. Enrico nasce nel 1892 in un momento di espansione particolarmente intenso della città. Dagli anni Ottanta dell’Ottocento era aumentato il commercio marittimo grazie alla modernizzazione del porto finanziata dal governo ungherese. Fiume diventa uno degli scali europei più significativi del tempo.

Fiume - Pinterest personale
Fiume – Pinterest personale

Viene potenziata la rete ferroviaria, già inaugurata tra Carlstadt e Fiume, che ora permette il nuovo collegamento anche con Budapest dove l’anima inquieta di Enrico frequenta l’Accademia.

Porto di Fiume - Pinterest personale
Porto di Fiume – Pinterest personale

In questo spazio di tempo, la città quarnerina cresce e vuole uscire dalla posizione isolata in cui aveva vissuto per secoli, racchiusa tra il mare e i monti carsici. Dibattiti, lotte accese e nuove riforme suscitano negli animi dei cittadini aspirazioni più moderne e favoriscono le ricerche storiche locali, ma prima di ogni altro intendimento le autorità si adoperano per creare una solida economia cittadina.

Città di Fiume - Pinterest personale
Città di Fiume – Pinterest personale

Gli architetti ungheresi progettano nuovi edifici pubblici commissionati dal governo, i professionisti fiumani e triestini beneficiano di commesse private e municipali. Nascono scuole, strutture industriali e sociali. La città ha bisogno di strutture alberghiere per il gran numero di turisti in visita. La vita sociale è vivacissima. I fiumani, socievoli e ospitali, amano uscire e mangiar fuori casa. Piazza Dante diventa un luogo di incontro raffinato, animata da eleganti ristoranti e caffè ben frequentati. Ogni nazionalità e ceto sociale ha il suo luogo di ritrovo.

Fiume - Piazza Dante. Pinterest personale
Fiume – Piazza Dante. Pinterest personale

Le signore godono di una certa autonomia, escono da sole, prendono l’aperitivo, sorseggiano al sole il caffè con le amiche, amano lo shopping elegante. Le fiumane sono donne disinvolte. Nelle vetrine dei negozi sono esposti abiti, calze, guanti e borse di buongusto. La signorilità a Fiume ha un certo credito. Gli uomini amano le bocce e giocano a scacchi al Caffè Buday. Le coppie passeggiano su e giù per il «Corso» per il piacere di vedere ed essere vedute. I fiumani amano mangiare nelle osterie un pasto veloce accompagnato dal rosso acidulo del luogo ma apprezzano anche le birrerie dei tedeschi che fanno buoni affari. La città, priva di una sua particolare tradizione antica, è affamata di cultura e ambisce a salire i gradini della conoscenza e del sapere. Il sistema scolastico ungherese è molto apprezzato, il corpo insegnante serio ed efficiente. Sulla scia della vivacità culturale ungherese, la stagione dei concerti al Teatro Comunale, poi diventato Teatro Verdi è molto frequentata, i fiumani si divertono alle cavalchine, affollano i concerti della Banda in Piazza Adamich, pubblicano riviste di carattere commerciale, periodici politici e culturali. I giornali diffondono letteratura e cultura umanistica rimaste relegate fino ad allora in una dimensione piuttosto elitaria ma comprensibile vista la necessità di strutturare, in primo luogo, le condizioni per uno sviluppo economico solido e dinamico. Nell’atmosfera cosmopolita di metà e fine Ottocento, tra forti tensioni politiche, nel 1893 viene fondato il «Circolo Letterario italiano» che in poco tempo si trasforma nel centro culturale di Fiume e in un movimento letterario di grande prestigio che vede la collaborazione di personalità come Antonio Grossich, poi senatore del Regno d’Italia, il podestà Maylender, fondatore del Partito autonomista o ancora Lionello Lenaz, scienziato di fama europea. Fino al 1907, quando finalmente anche gli insegnanti iniziano ad avere un ruolo di primo piano, vengono pubblicate La Vita Fiumana e La Vedetta, riviste divenute prestigiose per l’opera divulgativa di autori all’epoca celebri quali Fogazzaro e D’Annunzio. I capitali esteri movimentano l’industria: attivissimo il silurificio di Robert Whitehead, la fabbrica di amido, la Società ungherese di Pilatura del riso, la Raffineria d’Oli Minerali, i cantieri navali di Porto Baross dove si costruiscono e riparano mercantili austro-ungarici ed italiani.

Il silurificio di Fiume - Pinterest personale
Il silurificio di Fiume – Pinterest personale

Mentre si sviluppa la città nuova, i fiumani che abitano in Gomila, restano attaccatissimi alla città vecchia, con i suoi vicoli alternati a piccole piazze. Nelle vie cittadine, Via dei Velai,  Via del Forno Vecchio, Via dei Sarti, al pianoterra delle case accalcate l’una sull’altra, hanno le loro botteghe molti piccoli artigiani. Le case sono prive di stufe, malsane, sovrappopolate, quasi sempre la cucina è in comune, ma nonostante i disagi, le famiglie che abitano in queste calli, diffidano dei grandi cambiamenti e restano legate alle loro orgogliose abitudini. In questa città chiassosa, vivace, immersa nella tradizione culturale della raffinata Mitteleuropa austroungarica, crocevia tra Budapest e Vienna, nasce Enrico Fonda. Disegnatore nato, Enrico è un osservatore acuto dell’umanità in movimento che racconta con tratti espressivi intensi. Come un pellegrino si sposta nei luoghi dove l’arte si rivela nelle sue espressioni più perfette. Soggiorna a Trieste, Pirano, Rovigno, Pola. I suoi pennelli raccontano degli incantevoli paesaggi di Brioni.

Enrico Fonda -Rovigno- 1924. Artgate Fondazione Cariplo
Enrico Fonda -Rovigno- 1924. Artgate Fondazione Cariplo

 

 

Enrico Fonda - Isole Brioni 1924. Artgate Fondazione Cariplo
Enrico Fonda – Isole Brioni 1924. Artgate Fondazione Cariplo

 

Dipinge Fiume.

Enrico Fonda - Fiume - Collezione privata
Enrico Fonda – Fiume – Collezione privata

A Venezia partecipa con successo alle mostre di Ca’ Pesaro e dell’Opera Bevilacqua La Masa e nel 1922 espone alla Biennale dove rivela i suoi tratti di artista serio e intenso, vibrante di forza luminosa e impostazione raffinata, consapevole dei risultati ottenuti dal suo linguaggio pittorico, favorito dalle influsso dell’ambiente toscano e soprattutto del livornese Fattori. Espone nuovamente nella città lagunare nel 1923 e 1927 pur spostandosi spesso a Padova e ad Asolo. Una volta raggiunta Milano, Fonda affina l’uso del colore e mette a punto un’impostazione più energica e raffinata. Ha le idee chiare, un talento benedetto e alcune convinzioni che lo fanno scalpitare. Vuole arrivare a Parigi. Il talento e la fortuna stanno dalla sua parte: grazie alla borsa di studio ottenuta con l’interessamento  del senatore Grossich può raggiungere la meta ambita. Alfa Husak, innamoratissima, è con lui. Insieme si stabiliscono a Meudon nelle vicinanze del luogo di soggiorno di Rodin.

Fonda si immerge nella luce di Montmartre, nei colori dei giardini del Lussemburgo.

Immeuble à Montmartre, 1895 par Pierre Bonnard (1867-1947) - Pinterest personale
Immeuble à Montmartre, 1895 par Pierre Bonnard (1867-1947) – Pinterest personale

Dipinge il lungofiume, i paesaggi innevati, la ferrovia, gli oggetti domestici, raffigura le persone sedute ai caffè e sulle panchine, ritrae i viandanti distratti sulle strade di paese con una pittura diventata  semplice, essenziale, emotivamente intensa e luminosa. I suoi pennelli pieni di verdi limpidi e azzurri tersi, cinabro e terre rosse, bruno van Dick realizzano lo splendore di un tempo magico e riproducono la sintesi perfetta del suo girovagare dentro e fuori il paesaggio dello spazio e dell’anima, in un tempo che nessuno avrebbe immaginato così infinitamente fugace.

Condividi

Lascia un commento