Cardamomo, papiro e incenso per sognare Timbuktù.

Mettiamo che il peso delle consuetudini vi opprima e che convenzioni e obblighi vi abbiano stancato. Da un bel po’ i vostri giorni sono grigi. Il sole fatica a fare capolino nella vostra vita, doveri e pratiche da sbrigare non vi danno tregua. Mentre vi convincete che i momenti piacevoli tardano ad arrivare, il cuore vi comunica l’urgente bisogno di rintanarvi su un atollo.

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Se vi capita di rilassarvi sulla poltrona del salotto, vi salgono  immediatamente agli occhi isole tropicali, sabbia bianca, mari e cieli azzurri.  All’orizzonte barche a vela e davanti a voi un esotico Margarita on the rocks.

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Ma considerato che: vostra figlia ha il cuore infranto per un fidanzato che entra ed esce dalla sua vita, avete scoperto che vostro marito è un agente dei servizi segreti, vostra madre gira con i capelli incolti e ha bisogno che le suggeriate un nuovo parrucchiere, siete consapevoli che l’idea di una fuga è altamente improbabile. Ma non è detto che fuggire sia una buona soluzione, soprattutto se non è per sempre. E se invece di valige esagerate, biglietti del treno e aerei presi all’ultimo minuto, viaggiassimo dentro alla nostra mente osservando le cose attorno con uno sguardo d’insieme più luminoso, semplicemente distese in poltrona, immerse in sensazioni e pensieri raminghi? In questo caso, oltre ad un eccellente Margarita, se ve lo sapete preparare, il passepartout necessario per essere travel inspired è un mix di accordi profumati e note olfattive vaporizzate sulla pelle per risvegliare immaginazione, intuito e curiosità. Il profumo aiuta ad andare dove si vuole, basta che scegliate la destinazione.

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Con la fantasia potete ammirare il chiaro di luna alle isole Cook, concedervi un tuffo polare a -2 Celsius in Artide, praticare sandboard a 2000 m di altezza sul Cerro Blanco, diventare una biker e scorrazzare con una maxi-enduro su strade impervie e assolate, volteggiare nel vento in mongolfiera o sfiorare le acque cristalline dei Caraibi per un incontro ravvicinato con gli squali-balena e perché no, sfidare mare aperto e onde turbolente per raggiungere Skellig Michael, un’isola sperduta nelle gelide acque irlandesi che nel corso del VI secolo era stata abitata da un gruppo di devoti monaci che aspiravano ad una esclusiva dimensione spirituale. Dopo una salita di 600 gradini impervi e pericolosissimi, sulla sommità dell’isola appaiono, in un ambiente ancor oggi unico e incontaminato, le rovine dell’antico monastero. Skelli Michael non ha mai conosciuto comodità. E così è ancora oggi. Niente bar, cappuccino e brioches con marmellata. Solo gabbiani, pulcinelle di mare e fregate.

Pulcinella di mare - Pinterest personale
Pulcinella di mare – Pinterest personale

Ma se per caso vi pungesse un sottile ed inquieto mal d’Africa e avete bisogno di fantasticare su mondi perduti e fuochi accesi nel deserto, di notti trascorse sulla sabbia avvolte in morbidi mantelli, di impronte cancellate dal vento, di cieli bruciati dalle stelle, forse siete destinate a fantasticare sulla via di Timbuktu. Di poche cose avete bisogno: una poltrona comoda, un silenzio gentile e dolce, una spruzzata generosa di Timbuktu de L’Artisan Parfumeur  che vi trasporti verso quella destinazione così misteriosa e un accompagnatore gradevole che vi apra le porte delle antiche dimore e i cuori delle genti. Io ho trovato il mio. È un tipo interessante, intelligente, colto e dalla vita avventurosa, passato alla storia con due nomi: alla nascita è al Hasan al Wazzan di religione islamica, origine berbera e ottime entrature a Fez. Di professione diplomatico e trickster per conto del sultano, durante il viaggio di ritorno da una spedizione informativa nel Mediterraneo la nave su cui viaggia viene assalita e catturata dal pirata spagnolo Bobadilla.

Eau de Toilette Timbuktu - L'Artisan Parfumeur - Pinterest personale
Eau de Toilette Timbuktu – L’Artisan Parfumeur – Pinterest personale

Fratello del vescovo di Salamanca e in ottime relazioni con la curia romana, Bobadilla, una volta assicuratosi dell’eccellenza del prigioniero, lo invia come prezioso dono a Roma, a papa Leone X Medici. Così al Hasan dalla libertà della tolda passa alla lussuosa fortificazione di Castel Sant’Angelo dove, in maniera più o meno forzata, viene battezzato con il nome di Giovanni Leone, detto l’Africano. In onore di papa Medici.

Ritratto presunto di Leone l'Africano (Sebastiano del Piombo, intorno al 1520)
Ritratto presunto di Leone l’Africano (Sebastiano del Piombo, intorno al 1520)

Una volta morto il pontefice, il coltissimo diplomatico rimane in relazioni amichevoli con la curia pontificia e con quegli eminenti intellettuali che, come il cardinale Egidio da Viterbo, rappresentavano allora l’eccellenza filosofica del neoplatonismo europeo. Studioso del Talmud e della Torah, del Corano e delle opere di Averroè in lingua originale, il cardinal Egidio è l’interlocutore perfetto per Leone l’Africano che durante le sue spedizioni politiche raggiunge la città di Timbuktu che, oltre a snodo commerciale ricchissimo, è luogo di una esuberante attività culturale almeno fino a metà Cinquecento.

Timbuktù - Mali - Pinterest personale
Timbuktù – Mali – Pinterest personale

È a Timbuktù che hanno trovato salvezza molti degli scritti di Avicenna a rischio distruzione dopo la Reconquista spagnola dei cattolicissimi sovrani Ferdinando ed Isabella. Oggi, le opere del filosofo musulmano di stirpe iranica, insieme ad altre migliaia di fonti culturali, fanno parte dei cosiddetti manoscritti islamici di Timbuktù, preziosi beni archivistici che finalmente, dopo tante tragiche dispersioni, sono  sottoposti a tutela grazie alla preziosa collaborazione di organizzazioni attive in tutto il mondo.

Manoscritto astronomico del Kashf al-Ghumma fī Nafa al-Umma (Le stelle importanti tra la moltitudine dei cieli) di Nāṣir al-Dīn Abū l-ʿAbbās Aḥmad ibn al-Hajj al-Amīn al-Tawathī al-Ghalawī (Mamma Haidara Commemorative Library), Timbuctù. - Biblioteca del Congresso
Manoscritto astronomico del Kashf al-Ghumma fī Nafa al-Umma (Le stelle importanti tra la moltitudine dei cieli) di Nāṣir al-Dīn Abū l-ʿAbbās Aḥmad ibn al-Hajj al-Amīn al-Tawathī al-Ghalawī (Mamma Haidara Commemorative Library), Timbuctù. – Biblioteca del Congresso

 

Timbuktu in un dipinto del 19esimo secolo. Getty Images. Pinterest personale
Timbuktu in un dipinto del 19esimo secolo. Getty Images. Pinterest personale

A realizzare la sua leggenda è la posizione strategica in cui è stata edificata. Le particolari costruzioni, innalzate con fango rosso del Mali, insieme a ricchezza e cultura le aprono la porta dell’immortalità. Avvolta da odori caldi e persistenti, ornata da contrasti sgargianti e fantasmagoriche oscurità, Timbuktù diventa, tra Trecento e Cinquecento, snodo delle più importanti carovaniere del tempo. Ospita migliaia di cammelli che trasportano indescrivibili quantità di oro, sale, spezie, pietre preziose e schiavi neri. Il suo perimetro, un microcosmo locale sommerso dalla ricchezza, è collegato al mondo grazie al porto fluviale sul Niger che mette in comunicazione il Maghreb con l’Europa.

Il fiume Niger in Mali - Pinterest personale
Il fiume Niger in Mali – Pinterest personale

Al-Hasan, nella sua Descrittione dell’Africa, compiuta nel marzo 1526 e pubblicata negli anni cinquanta del Cinquecento da Giovanni Battista Ramusio, diventata presto un best seller, racconta come a Timbuktù la cultura e i libri non hanno meno valore dell’oro. I prezzi dei manoscritti sono elevatissimi e rappresentano uno dei più ricercati status symbol della classe privilegiata islamica che studia presso l’università locale medicina, matematica e astronomia. La città accumula migliaia e migliaia di volumi continuamente consultati dagli studiosi che, grazie all’arabo usato come lingua franca, si muovono e conversano agilmente sul territorio. A movimentare la situazione già frizzante, la popolazione permanente accoglie durante la stagione torrida, in un apposito quartiere destinato anche al ricovero di cammelli e cavalli provenienti dal Nord Africa, i commercianti di passaggio, in attesa di ripartire con le altre più svariate mercanzie: conchiglie di ciprea, tessuti importati dall’Europa, tappetti di fattura pregiata, sale, oro, cavalli, spezie. Nella mondana Timbuktù, il periodo di attesa si occupa con altre trattative commerciali. “Città franca” dai tramonti arancione e granato, dove la fortuna profuma di pepe, cardamomo, mirra e incenso, non ha un’amministrazione propria o una classe mercantile assurta al potere. Questa comunità del deserto ha in tanta ricchezza il suo splendore e la sua caduta. Dalle grandi distese di sabbia, i tuareg danno il via a raid e saccheggi spietati che non le lasciano scampo. Timbuktù viene devastata. Priva di fortificazioni e dotata solo di qualche bastione difensivo, non ha alcuna possibilità di sopravvivere. Del resto, le grandi imprese commerciali hanno trovato altre rotte. I portoghesi e poco dopo, gli altri stati europei, monopolizzano il traffico marittimo mentre le città di Gao a Oriente e Oualata più a Occidente diventano luoghi di cultura e commercio più adatti ai tempi nuovi. È sul finire del Cinquecento, con l’ultima spedizione del sultano di Marrakesh, volta a saccheggiare i ricchi insediamenti sahariani, che si conclude la fortuna della città. A mantenersi intatta nell’immaginario collettivo degli europei, è la sua fama di luogo esotico, magico e misterioso. Più tardi gli interessi comuni tra compagnie commerciali e società geografiche dell’epoca coloniale spingono ad organizzare molte spedizioni allo scopo di esplorare i territori interni più ignoti. Soprattutto il Niger, considerato tra Settecento e Ottocento, il più misterioso tra i fiumi africani, suscita immenso interesse. Probabilmente il primo europeo a raggiungere dopo secoli Timbuktù, è il medico scozzese  Mungo Park.

Ritratto di Mungo Park (1771-1806)
Ritratto di Mungo Park (1771-1806)

Nei primi anni dell’Ottocento, annoiatissimo della vita casalinga, accetta la proposta del governo di esplorare le sorgenti del Niger. Park, uomo a quanto pare di animo avventuroso e piuttosto perseverante, prima di affrontare un viaggio travagliato da mille accidenti, apprende la lingua del posto da uno sciamano locale. Nonostante venga sospettato di essere un mercante di schiavi e rischi la vita innumerevoli volte a causa della diffidenza delle popolazioni locali, riesce nell’impresa di navigare lungo il Niger in canoa con un equipaggio a dir poco stravagante composto dalla guida, alcuni schiavi, un luogotenente e un piccolo manipolo di soldati di cui uno ammattito. A dispetto della durezza delle condizioni, Park è deciso a percorrere tutto il corso del fiume o a morire. In effetti di lui si perdono poco dopo le tracce. Le poche notizie giunte dall’Africa raccontano della sua morte per annegamento dopo esser stato attaccato dai locali. Ma Timbuktù è Timbuktù e la sua fama colpisce al cuore un altro europeo: il francese René Caillé che aveva raggiunto in zona Alexander Gordon Laing incaricato di una spedizione nel Sahara. Laing aveva già attraversato il Fezzan e raggiunto Gadames e Timbuctù, quando sulla via del ritorno, viene attaccato e ucciso dagli arabi.

Libia - Deserto del Fezzan
Libia – Deserto del Fezzan 

Caillé invece muore in patria, ancora molto giovane, con il fisico minato dalle febbri. Il bisogno di avventura, dell’odore del fuoco che danza nella legna, della cantilena del vento del deserto nella notte, la persistenza dei profumi di benzoino, vetiver e mirra odorati nei mercati di Djenné che gli avevano travolto l’anima, si erano impadroniti di lui fin da ragazzo.

Mercato di Djenné - Pinterest personale
Mercato di Djenné – Pinterest personale

Appena sedicenne si era già imbarcato per il Senegal progettando il viaggio verso Timbuktù. I suoi resoconti di viaggio sono ancora oggi molto letti e apprezzati.

Avete visto cosa può la nostra immaginazione avvolta in una nuvola di profumo? Pepe rosa e cardamomo per diventare coraggiose e affrontare viaggi impervi, vetiver e mirra per ascoltare la voce del fiume, benzoino e patchouli per evocare le magiche parole degli antichi testi. Papiro e incenso per ricercare dentro di se lo spazio e il tempo, per trovare e indagare ciò che siamo, per far si che l’inaccessibile diventi accessibile. Timbuktu, la donna dal grande ombelico, esclusa ormai da secoli dall’abbondanza economica, possiede ancora la forza del richiamo dal profondo. Le sue carte, i suoi manoscritti superstiti esaltano la ricchezza dell’ignoto e del passato, preservano segreti nascosti e nutrono la forza della visione.

Ma la luna è sottile nel cielo ed è tempo di lasciare gli spazi aperti del deserto per riprendere le nostre antiche abitudini.

Nel caso vogliate approfondire il vostro sogno ad occhi aperti, vi lascio un piccole elenco di alcune letture eccezionali. Ecco qua: La doppia vita di Leone l’Africano di Natalie Zemon Davis, Le dieci mappe che spiegano il mondo di Tim Marshall, I ladri di libri di Timbuctù. Una città leggendaria e una corsa per salvare i suoi tesori di Charlie English, Il viaggio più difficile. 90 chilometri verso Timbuctù di Kira Salak e ancora Viaggio a Timbuctù di René Caillié. Buona lettura!

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