Il regno segreto del Piccolo Popolo

Mia cara Alice

da quasi un mese soggiorno sulla tua isola. È inutile che ti rammenti quanto sia bella Skye in questa stagione. So che la porti sempre nel cuore e ora che sono qui, comprendo perché tu ami  appassionatamente questi luoghi. Stamane, la nebbia avvolgeva il paesaggio in un grigio abbraccio morbido, ma quando la pendola ha battuto le nove, la brughiera si è illuminata con alcuni giochi di luce di una bellezza stupefacente. Credo che in quel momento è iniziata a germogliare in me l’idea di rimanere a vivere sull’isola.

 

Skye immersa nella nebbia
Skye immersa nella nebbia

Ho sistemato bene tutti i miei affari in città. La casa è stata venduta come speravo così, finalmente, mi sento sollevata e piena di energie. Ho detto addio a Lady Murray-Dixon e alla sua lombaggine e ho ringraziato per il conforto alcuni sconosciuti cugini di mio marito che, dopo la sua morte, hanno iniziato a dimostrami un insolito affetto. Senza curarmi del fatto che mi considerano un’ingrata per non essere rimasta nella loro opprimente casa di campagna, mi sono portata qui, nel posto più bello del mondo. Come ben sai, la famiglia di Andrew non è mai stato un luogo dove possa svilupparsi alcuna forma di affettuoso benessere o felicità! Amano affliggersi e tormentarsi e possiedono una spiccata inclinazione a tenere saldamente la presa su modi severi e avari che cercano di nascondere con una certa falsità. Il mio stato vedovile mi impone, invece, come cura, una serena tranquillità e come compagnia menti sagaci. Considerato che Andrew ha pensato di non farmi preoccupare per nessun affanno quotidiano, posso liberamente condurmi lontano da loro e scuotermi di dosso quelle sconcertanti preoccupazioni altrui sul mio comportamento. Sono sicura che qui hanno poco tempo per questa attività e ancor meno l’intenzione di occuparsi della mia buona condotta. La magica maestà delle montagne, la loro asprezza e il profumo di terra appena arata mi hanno in loro potere, mi proteggono e impediranno qualsiasi intemperanza da parte mia.

Montagne scozzesi
Montagne scozzesi

Oggi l’acqua del lago mi appare sorprendentemente dolce, anche se alcuni isolani dicono che le sue profondità sono inquiete come gli abissi dell’anima. Come spesso accade, mi sono svegliata nell’istante che precede il sorgere del sole e ho subito aperto la finestra. L’aria, fredda e pungente, recava con se profumo di fuoco e mele. A proposito di cose pungenti, ti dirò di un incontro prezioso che mi ha inviato il destino, una coincidenza significativa che poteva accadere solo in questo luogo benedetto. Due giorni fa, mi sono allontanata per passeggiare lungo la scogliera di Kilt Rock. La luce era trasparente, il silenzio sincero. Avevo deciso di avviarmi  verso Kilmuir. Avvolta da una malinconica atmosfera di armonia e bellezza, percepivo che quell’intenso sentimento di rassegnata  indecisione che mi aveva colpito ultimamente si era finalmente dileguato. Camminavo lentamente, plasmata da questa terra di magia e di sogno. Mi tormentava una certa invidia per chi aveva sempre vissuto qui e me ne vergognavo un po’. Sentivo l’esigenza di mutare questo sentimento in un senso di partecipazione più profondo con questa terra che si trasforma continuamente nel fuoco e nel vento. Tenevo gli occhi socchiusi e camminavo lungo la strada principale cercando di risorgere a nuova vita. I cottage erano isole disperse tra le nuvole e dai camini usciva profumo di legna. Ogni luogo regalava magia e mistero e io finalmente, osavo pensare a come realizzare i miei desideri più profondi. Una casa, soprattutto, ha attirato la mia attenzione e senza pensarci su, mi sono avviata per curiosare. Giusto il tempo di fare qualche passo che un raggio di sole e un vecchio con un cane spelacchiato sono apparsi sulla strada. Si avvicinavano lentamente. Senza fermarsi, in tono cordiale e  con un sorriso sdentato, il vecchio mi si rivolse dicendo che la casa apparteneva a Morag Thomson. Lo ringraziai ma non accennò a fermarsi.  Continuava a camminare e le sue spalle sembravano ridacchiare. Le grida e il volo superbo di un’aquila mi hanno distratto per un momento e quando ho posato lo sguardo sulla strada, era scomparso. Per un momento la mia mente ha azzardato l’idea di aver incontrato un fantasma. In fondo questa terra è stata sempre abitata da presenze evanescenti e ho sentito dire che la gente di qua convive con fate e folletti che cantano e fanno festa nelle notti di luna piena all’interno delle colline. Forse per questo,  mi piacciono gli abitanti delle isole. La genuina convinzione nell’esistenza degli esseri fatati me li rende particolarmente simpatici.  Distratta da questi pensieri  piacevoli ero arrivata proprio davanti alla porta di casa Thomson. La porta si aprì (evidentemente la padrona di casa mi teneva d’occhio) e si affacciò una signora piccola e sottile con profondi occhi grigi offuscati da un certo sospetto. Uno scialle giallo di seta pesante le avvolgeva le spalle e dava luce e al suo volto e all’abito grigio che indossava.  Non avrei saputo dire la sua età ma, per un brevissimo istante, ho intravisto la folgore nei suoi occhi. La signora Thomson è una donna che si nutre di miele e tempeste. Per varie ragioni, tutto in lei mi riportava a un’ape, ingegnosa e saggia ed ero certa che se provocata, non aveva difficoltà ad affilare le armi. Mi tese la mano chiedendomi se accettavo la sua ospitalità. Stava preparando il  tè. «Mi fa piacere avere la sua compagnia e il tempo si sta mettendo al brutto e lei non è preparata ad affrontarlo», aggiunse, osservando che ero priva di impermeabile pesante e galosce. Non ti nascondo che mi sentì piuttosto sciocca. E lo ero, in effetti. Non conoscevo ancora bene cosa riservava il tempo sull’isola.

Dolce tepore
Dolce tepore

Cara Alice, l’ospitalità di Morag Thomson è stata molto istruttiva . Dopo una breve presentazione in cui non sono mancate alcune note umoristiche (mi avevi avvertito che gli abitanti delle Terre Alte hanno lo spirito battagliero e l’animo sorridente), sono stata invitata ad accomodarmi in una poltrona accanto al camino e deliziata da un tè forte e scuro accompagnato a squisite fette di pane e burro. Il temporale non ci ha messo molto a scoppiettare e per prima cosa va detto che mi ha salvata da una improvvisa pioggia gelata. Ma soprattutto mi è stato fatto dono prezioso di antichissime storie. La mia ospite si è dimostrata esperta in personaggi fantastici, gnomi e folletti, streghe, fate, elfi e non ha avuto scrupoli ad inquietarmi parlandomi dei mostruosi Each-Uisge che ogni anno reclamano le loro vittime tra gli uomini. Che spasso! Era come ritornare di nuovo bambina.

Il Piccolo Popolo - Illustrazione di Arthur Rackham
Il Piccolo Popolo – Illustrazione di Arthur Rackham

«Gli isolani dicono che conosco i segreti dei fiori che placano l’angoscia e che le mie mani portano conforto a molti dolori. Dicono anche che il mio sorriso evochi delicati misteri e la mia pungente ironia sferzi i malevoli e i sospettosi. Ma che il mio bene più prezioso è l’arte di raccontare storie perché la mia voce è mutevole come la luce di questa terra che confonde i contorni delle cose.  Sono una donna di Eilean a’ Cheo, l’Isola della pioggerellina leggera, dove il tempo è spesso imprevedibile come la sua gente» così mi disse e così mi raccontò: «Questa terra è conosciuta anche come misty island, l’isola nebbiosa dove i tramonti e gli arcobaleni regalano la magia dell’esistenza e le piogge frequenti aiutano a veder chiaro nella vita». Rise. «Gli scozzesi sono sempre stati piuttosto combattivi. Direi che siamo un popolo di guerrieri forti, cupi e pessimisti. E indomabili. Queste qualità così ruvide si mescolano a virtù singolari. Possediamo un entusiasmo giocoso, un’ infantile caparbietà e un’ ammirevole fantasia che ha ideato e tramandato, di generazione in generazione, una straordinaria tradizione di fiabe e leggende. Gli abitanti di queste terre sono profondamente legati alle forze inquiete della natura, al mondo fantastico e selvaggio, ai silenzi immensi e ai laghi sorprendentemente evocativi e misteriosi. Emotività e socialità confluiscono nelle nostre storie. Conviviamo con il soprannaturale e ci riconosciamo in lui per acquietare i pensieri tormentosi, le maree tumultuose e le tenebre dell’anima. Con le storie ci siamo presi cura di noi e reso comprensibili le tempeste che si abbattevano impietose dal mare, divorando gli uomini e intrappolando le barche, le carestie che rubavano il  nutrimento, abbiamo scongiurato paure e angosce, esorcizzato laceranti separazioni, accudito e lenito i cuori straziati per i figli e gli amanti perduti». Comprendevo che le sue parole custodivano la sapienza e la benevolenza della compassione. Osservavo quello che accadeva in me senza fare nulla. Improvvisamente ero sicura che nessuno poteva portar via la mia felicità. Ero stata colta da un senso di tranquillità e il quieto tepore della stanza scioglieva le mie paure immaginarie. Galleggiavo in una bolla di chiarezza. Morag riprese a parlare: «I piccoli esseri soprannaturali ci hanno indicato la forza divina che è in noi. Gli uomini non possono attraversare le ombre oscure della vita e accogliere la propria fragilità senza conoscenza, pazienza e umorismo. Come potremo curare l’anima senza apprendere la saggezza di quello che facciamo, senza sentire gli avvertimenti interiori o  comprendere le emozioni che vagano e si aggirano sconosciute nelle profondità del nostro lago interiore?  Fin dai tempi antichi era grande il bisogno di storie ricche di insegnamenti e di qualcuno di soprannaturale che si delineasse come guida. Il Piccolo Popolo era ciò di cui avevamo necessità e così per secoli pochi hanno osato dubitare della sua esistenza. Le forze magiche ci hanno indicato che il mondo interno e quello esterno possono generare oscurità e spavento, ma mantengono intatte le forze preziose che temprano e spingono a procedere e a non dimenticare le proprie aspirazioni. Insegnano che si può vivere in un incanto consapevole, in una terra forte e pacifica, dove si può piangere e dimenticare e perdonare per continuare a vivere. Ma sono luoghi in cui ci possiamo perdere per sempre.

Fate e folletti - Illustrazione di Arthur Rackham
Fate e folletti – Illustrazione di Arthur Rackham

Fin dai tempi remoti abbiamo accolto nelle colline profonde e nelle valli incassate tra le montagne, nei laghi e nei torrenti il mondo parallelo dei fairies. Fate, elfi, folletti, brownie, malvagi cavalli d’acqua e tremendi mostri marini, ombrose sirene e capricciose donne-foca vivono con noi da secoli per aiutarci a riconquistare la vita. Abbiamo streghe orribili che praticano le loro magie in oscure catapecchie e giganti talmente malvagi monito per gli uomini a diventare astuti e coraggiosi».

Il Gigante - Illustrazione di Arthur Rackham
Il Gigante -Illustrazione di Arthur Rackham

La voce di Morag divenne sommessa come a svelare un antico arcano. «Molti di noi durante la vita cercano una verità spirituale che non appartiene a questo mondo. Non le capita mai di sentire il bisogno di  una chiave che apra lo scrigno dove conserva i suoi enigmi interiori più profondi?» La pioggia calpestava irrequieta il tetto e rimbalzava sulla finestra. Riuscivo a malapena a scorgere le cime delle montagne che sovrastavano il paesaggio inquieto. Dai margini del bosco arrivavano in processione morbide nuvole grige, così piccole e basse da procurarmi la sensazione di essere sospesa in un quell’angolo della mente ormai tranquillo e sereno. Il tempo scorreva senza essere né lontano né vicino. Rabbrividii. Le fiamme del fuoco e le faville saltellanti eccitavano la mia fantasia. Morag se ne accorse, si alzò e dalla credenza vicina prese una bottiglia di whisky versandone un bel po’ in un bicchiere di cristallo. « Un sorso le scalderà il cuore». Mi porse il bicchiere e vi aggiunse un po’ di limonata, poi ne versò anche per se, assaporandolo con calma. «Il whisky è ottimo per tanti mali. Ma va bevuto diluito per essere compreso e perché rilasci le sue emozioni. Le mie ossa scricchiolano di meno e ogni infreddatura passa più facilmente dopo un solo bicchiere. Un tempo è stato un medicamento generoso per alcuni mali d’amore e un gagliardo compagno di divertimenti». Si era infilata un paio di occhiali con una sottile montatura d’oro e mi guardava placida. Ero in apprensione perché l’immaginazione mi consigliava di pensare a magici esserini che scivolavano giù dal camino. Credo di aver scosso la testa per liberarmi dal pensiero. Come sarebbe potuto accadere? In fondo il fuoco era acceso e neanche al Piccolo Popolo piaceva essere lambito dalle fiamme… Era il whisky a darmi questa strana ebbrezza? O il suo racconto?  La donna, seduta sulla poltrona, se ne accorse e mi disse, compiaciuta: «Le leggi del popolo fatato sono misteriose.  Si racconta che non ami soggiornare a lungo nello stesso posto e che la popolazione sia composta da esseri intelligenti e mutevoli. Hanno corpi leggeri e possono apparire e scomparire a piacere, come gli spiriti. Lo sa che i brownie sono molto servizievoli? I possessori della seconda vista dicevano che di giorno si aggirano nei granai o nelle stalle sorvegliando i servitori mentre di notte sono aiutanti domestici di tutto rispetto. Però non sono molto belli a vedersi. Sono trasandati, irsuti e golosi di panna e miele che vogliono sia lasciata fuori dalla porta di casa come ricompensa per i loro servigi. E se non lo sa, hanno il difetto di essere molto permalosi. Detestano ricevere un dono non richiesto. Se lo fate vi abbandonerebbero immediatamente! Il che sapete, aggiunse guardando verso il fondo della stanza, non è una bella cosa.».

Amica mia, ho seguito il suo sguardo e ho visto nell’angolo vicino al camino, coperta da un tovagliolo bianco, una scodella di terracotta! Che ne dici? Conteneva il miele per il brownie? Come ben sai, nonostante io abbia un  intelletto robusto, ho sempre avuto una notevole propensione per l’insolito. Mi interessano le cose che per taluni sono bizzarre o straordinarie. L’opinione comune mi infastidisce e siccome il pomeriggio si era presentato sotto i migliori auspici per addentrarmi nel paradosso, nonostante una certa inquietudine, ero piuttosto esaltata davanti ad una vera esperta di cose stravaganti. «Siete  generosa come le antiche tradizioni, signora» le dissi. Il whisky mi stava dando coraggio. «Ci sono state molte donne molto più esperte di me in tali questioni nel passato. Durante la Guerra dei Vescovi viveva una veggente di grande fama. La sua seconda vista era così potente che le fu chiesto da più parti chi le avesse donato la capacità di vedere e profetizzare. Lei rispose che aveva l’aiuto di una strana creatura abbigliata di seta verde con grandi ali. Questa viveva nella terra e appariva ogni qualvolta lei avesse avuto necessità di un presagio». La mia ospite aggiunse legna nel camino e la fiamma brillò subito affinando le ombre nella stanza. Un profilo si delineò sulla parete, forse il profilo di una fata.

Non resistetti alle tentazione e chiesi di saperne di più. Morag Thomson lo fece senza difficoltà:«Mi ascolti bene.» disse. «Le fate  si sono rifugiate in luoghi discosti e abitano le terre più profonde dove proteggono i loro tesori o forse ormai vivono solo nella terra del racconto. Il loro mondo è complicato. Sono esseri soprannaturali e i loro poteri magici non possono essere compresi dagli uomini. Possiedono pensieri, azioni e un codice morale diversi dai nostri, sentono differentemente da noi. Bisogna avere molta considerazione di loro. Possono vivere dovunque ma preferiscono le antiche colline, i vecchi forti e i terrapieni. In alcuni periodi dell’anno, di notte, le colline brillano di luci scintillanti. Sono le dimore delle fate, i luoghi in cui conservano i loro segreti e i beni preziosi che non possono essere toccati da alcun mortale. Talvolta è capitato che qualcuno sia riuscito a penetrare nelle loro dimore ma la loro mente si è perduta per sempre e i tesori rubati trasformati in torba. Invadere le colline delle fate è alquanto pericoloso e, se provocate, possono essere maligne e vendicative.

La contesa di Oberon e Titania, opera di Joseph Noel Paton (1849)
La contesa di Oberon e Titania, opera di Joseph Noel Paton (1849)

Le fate delle Highlands hanno invero, anche ottime qualità. Vendicano le offese, riparano i torti e accorrono in soccorso ai perseguitati. Alcuni dicono che ognuno di noi alla nascita ha accanto a sé una fata che conferisce doni e talenti particolari che suggestionano positivamente o negativamente la vita. Sono attratte dalle emozioni profonde degli umani e tutto ciò che queste producono. Ogni artista, musicista, cantante, sarto e giardiniere ha una fata sempre al suo fianco, questo è certo!».

Così mia cara Alice, venni a sapere alcune cose veramente interessanti sulle  creature magiche delle Highlands. Questi  esseri particolari sono volubili e delicati e amano abbigliarsi di seta e velluto verde. Subiscono una forte attrazione per i mortali che a volte se trattengono nel loro mondo, che si racconta essere meraviglioso perché il verde degli alberi splende più che altrove e la luce è dolce come il miele. Uno dei loro difetti più terribili è quello di rubare le cose altrui e soprattutto neonati. Si tramandano molte storie di bambini rapiti e ritrovati tanti anni dopo. Molti, invece, non sono mai stati restituiti.

Illustrazione di Arthur Rackham
Illustrazione di Arthur Rackham

Si racconta che soprattutto le madri dei bambini biondi sono costrette ad adottare molte misure precauzionali per proteggere i figli. Si dice che dopo aver rapito il neonato, lo sostituiscano nella culla con un loro piccolo che di solito è famelico e irrequieto, non ama il mondo degli umani e sente sempre nostalgia del mondo fatato. Bisogna usare molta astuzia per riuscire a farsi restituire il bambino rubato. Ecco cosa mi disse la mia ospite:« Nella mia famiglia, molto tempo fa, una coppia scoprì che il bambino che aveva in casa non era il loro. I miei congiunti non ci misero molto a scoprire che si trattava di un piccolo di fata. Lo misero subito in un cesto appeso sul fuoco del camino e appena le fiamme iniziarono a lambire il cesto, l’esserino saltò fuori e svanì all’interno del camino. Non erano passati che pochi secondi, che i genitori ritrovarono la propria creatura fuori dalla porta, lasciato lì dal Piccolo Popolo. Ma è vero che molti bambini non tornavano mai indietro. Malattie, guerre e carestie hanno portato via molti figli e una fata vendicativa e piena d’ira era l’entità più vicina a cui le madri disperate si ancoravano per spiegarsi e sopportare la perdita straziante del proprio bambino. La fata rapitrice era l’argine che conteneva la mente delle madri dalla lacerazione della perdita e teneva lontana, con mani forte e salde, la morte dell’anima. Un altro aspetto che occorre rammentare è che spesso  lo sguardo misteriosamente elusivo e accattivante  delle fate viene attratto da qualche giovanotto di bell’aspetto e dalla voce melodiosa. Davanti alla bellezza e a dolci promesse, gli uomini accettavano di seguirle nelle profondità delle colline e sparivano dal mondo terreno per sette lunghi anni. A quanto pare se la godevano ospiti in splendidi palazzi e giardini illuminati dal sole. Ma i vivaci impulsi sentimentali delle fairy privano i giovanotti un po’ farfalloni della cognizione del tempo che passa e giacciono in balia di passioni amorose e sentimenti arditi. Calcificano la loro giovinezza in una apparente gioiosa ripetitività fatta di feste, danze e amori che annichiliscono qualsiasi forma di trasformazione. In questo modo la vita creativa degli uomini resta invischiata nelle trame ordite dai piccoli spiriti. Come vi ho detto prima, pochi tra coloro che hanno incrociato lo sguardo fatato, si rammenta emozioni e sensazioni provate. L’anima sa creare uno scudo protettivo così che la mente e il cuore non ne vengano travolti per sempre. Ma in generale le fate non amano farsi vedere dagli uomini. Di solito si rendono visibili solo se  fortemente attratte da qualcuno». I racconti di Morag Thomson erano avvincenti. Come i bambini, ascoltavo con il fiato sospeso, in attesa. Pioveva ancora, con insistenza. Il vento nervoso aveva alzato la voce e mentre io pensavo che il brownie di Morag difficilmente si sarebbe fatto vedere, la mia ospite preparava altra limonata e versava un’altra dose di whisky nei bicchieri. Avvicinatasi alla finestra, l’aprì cautamente ma la rinchiuse subito. L’aria era gelida e pensavo che mi ero trovata proprio in un brutto guaio. Adoravo camminare sotto la pioggia, ma in questa circostanza capivo quanto fossi ancora impreparata ad affrontare il vivace clima scozzese. Rientrare a casa  sarebbe stato un affare serio. Il mio abbigliamento rappresentava un ostacolo di non poco conto. Ero uscita con scarpe leggere e non avevo portato l’impermeabile pesante. Il vento si sarebbero divertito a rubarmi l’ombrello quasi subito. Le raffiche si rincorrevano, la luce si stava affievolendo e i miei pensieri si facevano sonnolenti. Le assi del soffitto scricchiolavano amabilmente, legna e fuoco scoppiettavano allegramente e Morag mi invitò a rimanere sua ospite per la notte. La sensazione di poter dormire nella casa dove alloggiava un brownie mi sembrava particolarmente piacevole e lo consideravo un grande privilegio. Ti prego, cara Alice, non prendermi in giro e credimi. Sto parlando sul serio. Mi trovavo in uno stato d’animo molto lieto davanti alla gentilezza della signora Thomson. Sempre molto affabile, mi portò a vedere la stanza degli ospiti. Con il soffitto basso e il pavimento in pietra ricoperto da uno spesso tappetto di lana, la coperta bianca, la cassettiera e un antico candelabro decorato con foglie di vite, era bellissima. La stanza e il piccolo bagno accanto avevano una spiccatissima personalità fiabesca. Rientrammo in salotto e aiutai  a preparare la cena. Si era fatta silenziosa mentre preparava insalata di patate e tartine con arringhe e burro. Ci accomodammo a tavola e accompagnammo la cena con altro té forte. Il buon sapore del cibo si mescolava a confortanti emozioni. In fondo, la forza dell’esistere si manifesta nelle piccole cose. «Nutrire l’anima con le fiabe e il corpo con il cibo ricuce i legami con la vita spezzata, aiuta ad accogliere le sfide del destino e accettare l’ineluttabile. C’è un bisogno trasparente di conoscere la verità della vita in tutte le sue forze, non di una vita qualsiasi ma proprio di quella che ci stiamo raccontando, di quella che abbiamo imparato vivendo, perché alla domanda chi sono io, possiamo solo rispondere che siamo la nostra storia. Il Piccolo Popolo può aiutarci a comprendere, coltivare e raccogliere noi stessi». Ero commossa e pensierosa. Mi alzai per aggiungere altra legna nel camino. La notte era giunta a grandi passi, silenziosa. Non pioveva più e il vento aveva ammorbidito la voce. Qualcosa era cambiato in tutto l’universo. Finita la cena, sgranocchiammo parecchi deliziosi shortbread e rigovernammo i piatti. Eravamo di umore piuttosto lieto e la signora Thomson mi diede alcuni consigli sulla zona. «La brughiera è inquieta e forse desolata, ma io provo un’intensa soddisfazione ad andare in giro qui attorno. Amo moltissimo i tappetti di muschio e l’umidità dell’aria. È un luogo dove lo spirito e gli occhi possono spaziare fino al limite di ogni orizzonte. In alcune zone più selvaggia, l’aria vi può inebriare.

Sentieri magici
Sentieri magici

Domattina vi indicherò la strada per oltrepassare la collina e il sentiero da attraversare per trovare un bosco di abeti di Douglas che è una meraviglia! ». Sorrisi a Morag Thomson, estasiata. Ero felice come quella volta che nonna Kennedy mi aveva sorpreso con un astuccio di bellissime matite colorate.  La prospettiva di avere a disposizione un territorio così regale e contrastante da visitare rendeva ancora più sicura la mia decisione di rimanere sull’isola. Ci augurammo la buonanotte e raggiungemmo le nostre stanze. Poiché sono un po’ superba, confidai di ricevere in sogno qualche dono magico da parte delle fate scozzesi.

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