La luce invisibile di Dicembre.

Mia carissima Nipote

il tempo quest’anno si è rivelato implacabilmente veloce e questo rende le cose più complicate. Ci siamo sentite di rado e ora sento il bisogno di avere tue notizie e il desiderio di riferirti alcune mie riflessioni di fine anno. Nonostante le mie buone intenzioni, trovo alquanto difficile sottrarmi  a tante di quelle ignobili pressioni che influiscono negativamente nelle relazioni umane. Oggi più che mai si pone l’esigenza di mettere in atto la nobile arte della fuga. Alcuni giorni fa, quello spirito colto ed inquieto della cugina Corallina ha lasciato cadere, con molto tatto, l’allusione  che io preferisca un certo silenzio monacale ai turbini emotivi delle relazioni familiari. A guardar bene un certo numero di noi, per fortuna o per disgrazia, ha manifestato alcuni tratti comportamentali vistosamente bizzarri, anche se la mia originalità in fondo è poca cosa, rispetto a quella di Corallina. Ne hai memoria, vero?

Grandma. Hooray! An excuse to ride the Merry-Go-Round again! Art: Henry Hintermeister
Grandma. Hooray! An excuse to ride the Merry-Go-Round again! Art: Henry Hintermeister

Non ho nulla contro la famiglia, ma i parenti prossimi mi procurano una certa inquietudine. Suoceri, nonne, fratelli, zii, cognati e cugine mi hanno fatto scoprire fin dall’infanzia che cosa si prova quando intorno a te pensano troppe persone. La stessa sistemazione coniugale, che all’epoca della mia giovinezza era dovere e piacere ingannevole di quasi ogni ragazza, aveva la mia disapprovazione. Se avessi accettato di unirmi nel vincolo del matrimonio, avrei a dir poco allungato la lista dei parenti dispensatori di buoni consigli e fervide intromissioni. Sono stata spesso biasimata da coloro che, davanti alla verità, preferiscono illusioni e tristezze, ma confesso che i miei tocchi di eccentricità e la fatale devozione per la Ragione e la Logica, mi hanno risparmiato spiacevoli disinganni. Mi sono sempre divertita un mondo a scuotere gli spiriti appassiti con le mie elucubrazioni che spero siano state il più possibile argute. Alla mie età, poi, mantenere sano il cervello, oltre che un dovere, è un piacere. E se questo scandalizza chi è privo di spirito realistico, non posso che provare dispiacere per lui. Ho la convinzione che della vita, non bisogna buttare via nulla, né dispiaceri né dolori. Sarebbe saggio e opportuno amarla e viverla per quello che è, non certo per quello che vorremmo fosse. Ma penso che tu lo sappia bene. Ti racconto, piuttosto, che ieri ho salutato le ultime tinte rosse dell’autunno, un mio vecchio compagno di scuola di nome Karl e i suoi intrepidi e fantasiosi nipoti che in questi giorni hanno manifestato, in termini di creatività e fantasia, tutto lo spirito di contraddizione della loro età.  Sono pargoli imprevedibili, ma non trascurano le regole e questo predispone bene per il loro futuro. Ospiti di Karl per la festa di San Nicola, ci hanno intrattenuto con molte informazioni riguardo al tiro con l’arco, i cavalli, l’equitazione e il giardinaggio. Sospetto che la loro madre sia di origine britannica. Abbiamo trascorso insieme una vigilia di festa veramente entusiasmante. Tra i monti il freddo morde con denti di ghiaccio ma non mi sarei persa per nulla al mondo l’arrivo in paese dei Krampus.

Krampus- Pinterest personale
Krampus- Pinterest personale

Siamo usciti con i ragazzini nell’attimo in cui il sole decideva di scivolare indifferente dietro le cime delle montagne. Le tenebre, nella loro discesa veloce invadevano, nere come inchiostro, tutto il paese e il silenzio, sottile e fragile filo di ragnatela, sostava volubile ed estroso tra le pietre della chiesa. La luna, luminosa e irraggiungibile, si godeva il mondo. Tra i vicoli quieti, gli spiriti degli antichi abitanti facevano buona guardia. I ragazzini, persa la loro baldanza, avevano rinunciato a saltellare e correre sulla piazza come piccole lepri in fuga e si erano infilati tra Karl e me in cerca di protezione. All’improvviso, un lungo ululato ha rotto il silenzio del bosco e alcuni cacciatori sono usciti dal buio correndo. Era il segnale che lo spettacolo stava per avere inizio. Le grida si avvicinavano al paese, la piazza e il viale si sono riempiti di gente che rideva e scherzava, in trepidante attesa. L’esibizione si prefigurava divertente e molto, molto sinistra. Che spasso! Peccato che i tuoi impegni ti abbiano trattenuta altrove. Questa sfilata dei Krampus è stata veramente unica nel suo genere. I lamenti rimbalzavano cupi e lugubri, ben presto sostituiti dal clamore selvaggio di diavoli dai denti lunghi e artigli insanguinati che, laceri e sporchi, armati di bastoni e fruste, si avvicinavano minacciosi verso la gente. Immobili, subivamo il fascino spettrale di mostri orrendi, il fuoco delle fiaccole volteggiava rapido rivelando sui volti degli spettatori le tempeste della vita. Un’esperienza indimenticabile, credo! Bertha alternava espressioni esilaranti ad attimi in cui appariva stranamente saggia e competente sulle cose profonde della vita. Avrei dato molto per conoscere i suoi pensieri davanti a tutte quelle corna ricurve e lunghe lingue rosse  che saltavano e pestavano il terreno attorno. Bertha ed io avevamo il nostro bel daffare emotivo. Le pellicce arruffate dei diavoli incalzavano il tempo e io tentavo un’esplorazione coraggiosa nelle zone più remote della mia anima.  Sono vecchia e il passaggio verso l’altro mondo è molto più vicino di un tempo.  I campanacci che scampanellavano furibondi estraevano dal cassetto della mia memoria tanti ricordi superflui, tutti quelli che non servivano più, credo. In quel momento ho deciso di donarli all’universo, affinché smettessero  di comandare al mio cuore. Potevo ancora dar prova di amicizia a me stessa e dimenticare i volti di antichi risentimenti. Intanto Karl, sotto le sopracciglia cespugliose mi faceva l’occhiolino. Lo sguardo di Klaus vagava assorto e soddisfatto del coraggio dimostrato davanti a tutte quelle anime infernali. Ma, disse di essersi stufato di tutto quel trambusto. Eravamo tutti d’accordo che era ora di rientrare. Il freddo si era fatto ancora più pungente ed era tempo che il male venisse scacciato dal bene. Intanto che i Krampus, instancabili, sferzavano l’aria con le fruste e aprivano i sacchi che tenevano in spalla mimando il rapimento di comari pettegole, ubriaconi impenitenti e pargoli rompiscatole, il nostro gruppetto era diretto a scoprire la generosità del benevolo sacco di San Nicola. Lasciammo dietro a noi il calore ardente degli animi dei convenuti eccitati dai diabolici giochi di fuoco. Le risate fragorose e l’euforia contagiosa rivelavano le molte grappette scolate nelle trattorie dei dintorni.

San Nicolò e il Krampus - Pinterest personale
San Nicolò e il Krampus – Pinterest personale

Nei giorni che precedono le festività, Karl ed io avevamo perlustrato i negozi di giocattoli con ottimi risultati. Ben forniti, fortunatamente semivuoti, questi luoghi di delizie infantili non erano stati ancora invasi da parenti affannati, nervosismi contagiosi e/o atteggiamenti stizzosi.  Abbiamo trovato tutto. Anche la generosa disponibilità e la calma professionale delle commesse. Nella lettera indirizzata a San Nicola, Bertha e Klaus chiedevano piste e macchine, camion dei pompieri, castello di Harry Potter da costruire, una grande gru mobile e la piramide del faraone. A onor del vero, la piccola Bertha, aveva fatto richiesta a San Nicola anche di rossetti e smalti di un improbabile e atroce color pesca. In questo tour magico nella cittadina addobbata a festa, generosa di riti e tradizione antiche, Karl ed io siamo stati attratti dai buoni odori che provenivano da una casetta in legno che offriva in vendita dolci di ogni tipo. Karl ha comperato due meravigliose girandole bianche e rosse al sapore di fragola che, per pudore, abbiamo assaggiato a casa, davanti ad un film western (accompagnati da un grappino delizioso al ginepro). Devo ammettere che Karl ha mantenuto l’animo del ragazzino gioviale e un tantino briccone. Mi ricordo che a scuola non aveva timore alcuno e combinava sempre qualcosa di divertente. Non si prendeva troppo sul serio, convinto che vagabondare da un posto all’altro nel regno della fantasia fosse molto più istruttivo che imparare da scarni insegnamenti e rispettabili maestri. Ad ogni modo, vi è qualcosa di molto piacevole nel saziarsi delle proprie fantasticherie e appare addirittura qualcosa di venerabile una volta raggiunta un’età più matura quando  comprendi, in un fremito di nostalgia e di delicata consapevolezza che in ogni età della vita puoi avere luoghi densi di infinite e autentiche possibilità. Ad ogni modo, nonostante l’atmosfera serena, devo ammettere che gli entusiasmi per santi e diavoli mi avevano stancata e sentivo il bisogno di rientrare in collina per assaporare in tranquillità il tempo dell’Avvento, così fragile e intimo. L’oscurità di Dicembre stende il suo manto sulla luce e si fa viva la contemplazione del Mistero in tutta la sua silenziosa audacia, visibile e invisibile confusi in un’unica realtà. La casa in collina è sempre stata un buon posto per comprendere le mie rughe sempre più profonde e le mie inquietudini ancora stimolanti e magiche. Il mio cuore trova qui quiete, fuoco caldo e il mistero delle favole. San Nicola mi ha fatto dono di una bella edizione del Canto di Natale  che leggerò senza fretta, deliziando la fragile evanescenza della mia anima.

A Christmas Carol illustrato da Arthur Rackham 1915
A Christmas Carol illustrato da Arthur Rackham 1915

Ti ho mai detto che storie, favole e racconti mi aiutano da sempre a far sbocciare nuove idee, affinare intuito e sensibilità? Accade soprattutto in questo mese, quando modifico la percezione di me stessa che si fa più personale e profonda. Nel buio dei giorni, quando le ombre sono lunghe e il sole scivola quieto verso il punto più basso dell’orizzonte, ne approfitto per seguire il filo che lega il tempo scoppiettante dell’infanzia con quello più intimo e secco della vecchiaia. Mia cara Nipote, mi sono allargata molto.  Riconosco che sono diventata una vecchia superba che parla solo di se stessa e sembra aver dimenticato il motivo di questa lettera. Rimedio subito e invito con gioia te e la tua ardita famiglia a salire in collina. Le tue briose antenate ti aspettano in questi Saturnali dicembrini per conversare allegramente e fare sana baldoria durante questi Saturnali dicembrini. Corallina ha acquistato bracciate di carnoso vischio verde e ha deciso di sopprimere drammi e peccati passati. A questa occupazione alterna la preparazione del pane certosino. A quanto mi ha riferito, è necessario che la fattura inizi molti giorni prima così da elargire ai convitati il suo gusto migliore. Per quanto mi riguarda, quest’anno seguo i consigli di Plinio il Vecchio e onoro il Natalis Solis Invicti come una antica romana, con frittelle di farinata. Bertha e Klaus mi hanno voluto dare dimostrazione del loro sapere ricordandomi che il pane è simbolo di Cristo incarnato nella cittadina di Bet Lehem, che significa proprio casa del pane. La  città, circondata da campi di frumento, era stata trasformata dai suoi abitanti in un granaio. Prima che io partissi, mi hanno fatto dono di farina e uva passita per cuocere il sacro cibo natalizio.

La notte - 1525-1530 - Pala d’altare - Correggio, Dresda.
La notte – 1525-1530 – Pala d’altare – Correggio, Dresda.

Senza dimenticare che nella notte di Natale possano accadere molte cose meravigliose, mi sono affidata alla tradizione divinatoria: per la sera della Vigilia ho preparato dodici chicchi di grano da porre nel camino, vicino al fuoco. Così la mattina esamineremo i loro spostamenti e sapremo se i nostri desideri avranno qualche possibilità di avverarsi. Sarei un tantino curiosa di sapere se vi sono luoghi in cui si pratica ancora questo presagio delle Calende presagio dei dodici giorni. Mi ricordo che mia nonna puntualizzava che l’uso del termine Calende era alquanto inesatto, visto che indicavano il primo dell’anno e non certo il Natale. Di fatto era considerato il momento adatto alle previsioni meteo per l’anno nuovo. Durante il periodo solstiziale si prestava attenzione ai fenomeni atmosferici e a ciascuno dei dodici giorni si faceva corrispondere il tempo per i dodici mesi a venire. Al giorno sereno corrispondeva un mese soleggiato e felice, al giorno di pioggia un mese piovoso e cupo. E così via. Mia cara Nipote, se per i campi e l’agricoltura questo va bene, per l’anima, in realtà non ci sono risposte più vere dell’altra e non ci sono giorni più belli o sereni, inquieti o tristi, ma ogni cosa diventa penosa o straordinaria se noi la rendiamo tale. La sfida sta proprio qui. Quando il mondo fuori si scuote, grida e diventa oscuro, non dobbiamo dispiacerci perché illumina e scuote la notte che soggiorna dentro di noi. Ecco perché Dicembre parla alle nostre ombre e porta loro un po’ di luce e calore. È tempo che ti saluti. Mentre scrivevo, l’ora si è fatta tarda. Ti rinnovo con gioia, il mio invito per questo Natale. Le previsioni promettono bene e qui, su questa strana collina e nei suoi dintorni, potrebbe fioccare la neve. Nella casa vi sarà luce, musica, cibi deliziosi e stanze accoglienti. E due vecchie antenate che vi vogliono bene. Sono passati molti mesi da quando, in un pomeriggio di tarda primavera, ci siamo salutate. Non potrei immaginare un momento più magico per rivederci. Con affetto

zia Alma.

continua…

Condividi

Lascia un commento