Ombre epifaniche di un passato inquieto

Zia Alma carissima

ti bacio e ti invio i miei auguri più cari. Sarei stata felicissima di trascorrere le festività natalizie in famiglia, ma quest’anno va così, con la data del rientro  ancora da definire. Devo studiare sodo per arrivare in tempi brevi a concludere questa mia fatica. Spero che sentirete la mia mancanza come io sento la vostra. Ti ringrazio per avermi inviato le antiche decorazioni in vetro della nonna. Babbo Natale e gli angeli sono un ricordo dolcissimo della mia infanzia e mi faranno compagnia.

In questi giorni il cielo e l’atmosfera a Parigi sono piuttosto tetri. Ieri, al mercato, sull’Île de la Cité ho acquistato garofani, gladioli, tulipani e rose gialle. Sono bellissime, profumano di sole e ananas maturo. Ho disposti i fiori in giro per casa. È come avere una tavolozza di colori allegri che tengono lontani il grigiore e quella preoccupante sensazione di prigionia che ogni tanto mi prende al laccio.

Non sai quanto io senta la mancanza di una escursione impegnativa nel bosco vicino a casa di Corallina! Qui gli spazi verdi sono molto pochi. Certo, ci sono delle eccezioni bellissime come il giardino del Palazzo Reale o l’antico Giardino di Luigi XIII allestito per la coltivazione di piante botaniche. È diventato il mio buon ritiro per ritemprarmi dalle fatiche dell’investigazione storica.

Jardin du roi, incisione di Frédéric Scalberge (1636)
Jardin du roi, incisione di Frédéric Scalberge (1636)

Ultimamente la sera mangio spesso da Le Perraudin con la mia coinquilina e un gruppo di studiosi inglesi conosciuti all’Università. L’atmosfera retrò è piuttosto piacevole: tovagliette bianche e rosse, una zuppa di cipolle che non è male, buoni i patè. Se poi vuoi lasciar prendere fiato alla felicità e far dileguare le ombre velocemente, suggerisco i profiteroles fatti in casa. In realtà, la felicità me la procuro, con una certa serietà d’intenti, quando passeggio tra i vecchi quartieri. I legami di Parigi con le antiche pietre, le strade, le imponenti torri medievali, la Senna illuminata dai colori al tramonto rivelano un amore arcano e un fascino caldo che accende la fantasia. Parigi cela poteri magici. Ieri abbiamo lasciato riposare i libri e siamo uscite. Mancava poco al tramonto, il vento svelava i misteri dell’inverno. I raggi del sole scivolavano sui profili enigmatici di santi e demoni che affollano le pietre di Notre-Dame, rimbalzavano dispettosi sui volti della folla smascherando emozioni inconsapevolmente nascoste. Una pausa deliziosa che ritempra e apre la mente.

Gargoyle a Notre Dame - Pinterest personale
Gargoyle a Notre Dame – Pinterest personale

Zia Alma, che ne dici di raggiungermi a Parigi a fine mese? Ho bisogno del tuo incoraggiamento. Riappropriarsi della propria storia personale talvolta ha un timbro tragicomico. Varcare i limiti del possibile quando si tenta di far luce sulla vita delle tante donne che ci hanno precedute, non è sempre agevole. Il tuo intervento mi sarebbe di aiuto per riesaminare una parte della documentazione su alcuni significati comuni di riti e credenze che hanno modellato il comportamento. Ultimamente a tenermi occupata sono le complesse questioni morali del XII secolo. È stupefacente come l’emotività e l’intelligenza maschili subiscano la femminilità senza riuscire mai a farne parte. I vescovi si prodigano a recuperare i filoni dell’antichissima misoginia latina e compilano trattati subdoli, poemi offensivi e sermoni spaventosi perché davanti alle donne provano una strizza terribile. Ad un tratto mi sono resa consapevole di quanto i rapporti tra donne e uomini siano sempre stati profondi, segreti e drammaticamente oscuri. Per il momento ho degli incontri ravvicinati con Stefano di Fougères, un vescovo di Rennes, che ci tiene ad essere molto scrupoloso. Uomo d’ingegno, Stefano riflette sul benessere morale di tutti, ma ha a cuore soprattutto quello degli uomini di Chiesa che si vuole essere modelli di ogni virtù. Ma come giungere a tanta perfezione? Entusiasticamente, tra la grande folla dei comportamenti pericolosi individua quello più marcescente, camaleontico rovinoso e contagioso: la concupiscenza femminile. Il pericolo più temibile. Infestante, come la gramigna. A quanto pare, Rennes attira molti uomini santi e sollecita profonde riflessioni. Marbodo, vescovo della città dal 1096, monaco e poeta famoso, ci rimanda al mondo femminile come a una dimensione oscura e scandalosa, propensa a sedurre e distruggere il genere maschile. Marbodo, senza dubbio alcuno, è deciso a convincere il mondo che le donne sono un contenitore per intemperanza, lascivia, avarizia e frivolezza. La maggior parte dei prelati, ossessionati e agitati dalle insidie della sessualità femminile, ammonisce e ricorda a padri e mariti il dovere di trattare le donne come bambine deboli e intemperanti. Esorta i confratelli che la vigilanza non è mai troppa, la prudenza necessaria: la preoccupazione per le pulsioni incontrollate della carne femminile deve essere mantenuta alta. I cicli della Natura sono incomprensibili, oscuri. E dato che su certe cose la chiarezza è sempre la miglior soluzione, Marbodo, per descrivere le donne, si richiama proprio all’oscurità spietata della chimera, creatura mostruosa che vomita fiamme seminando morte e dannazione intorno a se. Maestro instancabile anche l’austero Burcardo di Worms che prepara un inventario (piuttosto abbondante) di consigli e regole di ausilio al giudizio e alla repressione di qualsivoglia azione penalizzante il luminoso e fragile mondo dei discendenti di Adamo. Com’è possibile che ne abbia individuate così tante? L’uomo medievale è veramente dotato di una grande potenzialità immaginativa! Il Decretum sfida l’approssimazione. Vuole essere una raccolta chiara e precisa di peccati, punizioni e forme di riscatto. Una cosa era certa. Anzi due. Il male aveva radici antiche e profonde e le soluzioni ai problemi non potevano essere lasciate al caso. Il vademecum di Burcardo è  sicuramente una specie di commercial success. Ammirate e trascritte, le opere redentive viaggiavano veloci in tutta la Francia considerate un irrinunciabile mezzo di sollievo dalla degradazione morale. E così gli uomini di Chiesa, cara zia Alma, nutriti di ansie universalistiche, si impegnano a scrutano le persone fino in fondo all’anima, comprendono le loro debolezze prodigandosi a insegnare il valore protettivo del controllo, del maltrattamento e della punizione. Il presente, a quanto pare, ha molta familiarità con il passato. Benché io sia convinta della possibilità di cambiamento, noto quanto sia arduo abbattere le barriere psichiche elaborate dalla sublime santità. Le fantasie malvagie e crudeli sono tanto spesso confuse e mescolate alla tenerezza finale del bene. Le peggiori diventano certezze imposte al sentire comune e assumono il carattere distintivo della necessità. Il destino del mondo sembrava dipendere dalla repressione intransigente dell’universo velato delle donne, intrappolato dalle parole magiche di colpa e espiazione, ripetute continuamente e inesorabilmente. Secoli e secoli di un attivismo tanto temibile non si scolorano tanto presto. Vediamo ogni giorno quanto siano attivi e protetti nell’oscurità della memoria collettiva stereotipi e pregiudizi sulle donne. A loro complemento si aggiungono insicurezza e sensi di colpa che privano il femminile di una dialettica affettuosa e amichevole con la propria essenza spirituale e ostacolano una risonanza più vera nel mondo. E non mi stupisco che il destino di tante donne sia perire in relazione oscure e violente a causa di uomini fragili e tracotanti, certi di essere naturalmente superiori.

Augustine, La Cité de Dieu (Vol. II). Translation from the Latin by Raoul de Presles Place of origin, date: Paris, Virgil Master (illuminator); c. 1410-1412
Augustine, La Cité de Dieu (Vol. II). Translation from the Latin by Raoul de Presles Place of origin, date: Paris, Virgil Master (illuminator); c. 1410-1412

 

Cara zia Alma, mi rendo conto di averti scritto cose poco adatte a questo periodo, ma in questo momento il mio intelletto vive di epifanie e concepisce un interesse quasi maniacale per la straordinaria vitalità della riflessione medievale sul rapporto tra uomini e donne. È una sorta di viaggio a ritroso in un mondo complesso che ha splendidamente speculato e reso precarie e illusorie le relazioni tra femminile e maschile, non trovi? La notte scorsa, mentre correggevo le bozze, mi sono ricordata di una splendida giornata d’inverno in tua compagnia. Adolescente inquieta e aspra, divoravo biscotti e cioccolata e mi chiedevo continuamente cosa dovessi fare della mia vita. A corto di idee, ero diventata una pizza pazzesca. Mi hai detto di tenermi allegra, di non avere pensieri sinistri e mi hai portata prima dal parrucchiere e poi dal libraio. Sono uscita con un taglio pixie, molto liberatorio e con la passione impetuosa del Cantico dei Cantici in borsa. Dalla prima, incerta comprensione sono passata alla lettura sapiente tanto da comprendere che il vero destino dell’amore è forza coesiva e unificante, speciale e imperfetta, fantasiosa e gioiosa, gentile e generosa. Così stridente e in contrasto con quell’idea di macroscopica pulsione egoista, scheggiata e offesa dal peso implacabile di una colpa che non prevede passione, abbandono e delicate dimostrazioni d’affetto. Ti ho scritto con infinita gratitudine. La tua profonda umanità ha piantato in me il seme della curiosità. Scrutare e comprendere l’ingegno intellettuale di coloro che hanno modellano l’immagine della nostra società in una forma così apparentemente coscienziosa, è complesso come inerpicarsi su rocce aguzze. In un certo senso, denigrare e offendere reca in se il potere di un oscuro maleficio che congiunge questi uomini verso colei che amavano in modo tanto sofferto e bruciante.

Ti abbraccio.

Tua nipote, anche lei figlia di Eva.

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