Famiglia pervasiva con napoleonico Chambertin.

Portoferraio, Isola d’Elba, 1814. Quasi fine estate. Il vento da nord porta l’urgenza della fuga unita a fresche voci di donne. Ci credereste? Sono sull’isola per un’intervista impossibile a Napoleone Bonaparte. Uomo di straordinaria immaginazione creativa e intelligenza, capacità di analisi, definizione di obiettivi e calcolo dei risultati, capace di lavorare sotto stress e talmente proattivo che oggi potrebbe tranquillamente superare quei geni di François-Henri Pinault, Jeff Bezos e Jack Ma messi assieme. Strategicamente, potrebbe essere un governante di assoluta genialità, disposto a strabilianti avventure finanziarie ed entusiasmanti colpi di scena basati sulla consapevolezza delle proprie capacità politiche, militari e diplomatiche.

Antoine Jean Gros - Bonaparte al Ponte di Arcole, 1796. Museo del Louvre - Parigi.
Antoine Jean Gros – Bonaparte al Ponte di Arcole, 1796. Museo del Louvre – Parigi.

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Silente solitudine in zona S. Giovanni al Natisone.

È vero, siamo stati avvertiti. La giornata FAI a S. Giovanni al Natisone  avrebbe potuto subire delle variazioni. Ma noi, piccolo gruppo di impavidi archivisti paleografi, complici aria tiepida e sole garrulo, pensiamo solo a godere della visita a villa De Brandis con estrema fiducia,  cinguettanti come merli canterini e gracchianti come corvi.

Parcheggio San Giovanni al Natisone

 

Il parcheggio davanti alla dimora gentilizia è, ai miei occhi, inspiegabilmente vuoto. Stupore, meraviglia o ingenuità? Siamo tutti avvezzi a non trovare luoghi di sosta liberi che tanto spazio ci lascia sbalorditi. Ci incamminiamo verso la villa, sede dell’attuale biblioteca civica, dove troviamo, ahimè, i cancelli sbarrati.

Parcheggio San Giovanni al Natisone

Ma visto che siamo in anticipo e con un certo appetito, partiamo alla scoperta del centro di S. Giovanni al Natisone. Domenica. Strada principale e vie secondarie. Silenzio. Deserto. Quello dei tartari. Non passa nessuno. Anche le anime trascurano il centro, sono volate via. All’improvviso, qualche macchina, di passaggio. Arriva, percorre la strada e svanisce, nella campagna. Al paese gli ospite non sono attesi. Forse manca la vocazione turistica. I bar sono chiusi. La domenica mattina, il caffè si prende solo a casa. Non esistono ristoranti, mancano trattorie, pizzerie, osterie o gradevoli locande dove far riposare le stanche membra e ristorare la gola con un cosciotto d’agnello e una pinta di birra! (si fa per dire, sarebbe andato bene pure un panino al prosciutto).  Che disdetta! Area disabitata, presenze aliene o abitanti riservati? Atmosfera surreale, formato campagna friulana. Modello Edward Hopper.

Edward Hopper, Early Sunday Morning, 1930
Edward Hopper, Early Sunday Morning, 1930

Improvvisa parvenza di realtà: mamma, bambina e bicicletta. Chiediamo informazioni per una eventuale ristorazione sostanziosa nelle vicinanze. Il leggero appetito si è trasformato in stato di bisogno e formalmente abbiamo superato l’ora del pasto principale. Su di noi si posa lo sguardo sconsolato di chi ha consuetudine a forme spettrali di convivenza domenicale. Scopriamo che non vi è nulla di più avventuroso della passione storica. Porta ad una condizione di indigenza. In paese è operativo solo il produttore di pizza al taglio. Sopportiamo la fame. Homo sum et humani nihil a me alienum puto. Se non possiamo nutrirci di cibo, ci nutriremo di sapere. Ebbene si, la passione dei documenti ci divora, un mobile antico travolge la nostra immaginazione, i settemila volumi del fondo antico De Brandis si imbattono nella nostra dimensione più insaziabile di bibliofili. Amiamo la carta.

Villa de Brandis

Ci proponiamo di nobilitare il nostro sguardo con i dipinti e le stampe antiche che già hanno conferito, o almeno lo speriamo, levità ai De Brandis, vogliamo farci affascinare dallo snodarsi placido del patrimonio librario del paese.

Interni di Villa de Brandis

Segnalo a tutti gli amanti dei libri, agli ossessionati delle edizioni rare, ai cacciatori di volumi introvabili, ai potenziali collezionisti di libri maledetti, ai ladri di pubblicazioni apocrife, che la biblioteca civica villa De Brandis gode di un piacevole e profumato parco.

Parco di Villa de Brandis

Che nient’altro vuole dire che se vi volete godere quel meraviglioso tormento che è la lettura, avete a vostra disposizione un piccolo bosco privato, un parco delle Muse primaverile, che qualifica il luogo come regno ideale del lettore. Lo stato selvatico di certi passaggi, le palme che recitano una scena tropicale veramente suggestiva e il laghetto centrale ne fanno un vero paesaggio organizzato di emozioni armoniche. Tipiche anima di giardino all’inglese, qui progettato dall’agronomo di origini lombarde Giuseppe Rho. Siamo entusiasti ma veniamo presto travolti dalla mutevolezza delle emozioni. L’ingresso di villa de Brandis resta sbarrato. Ci raggiungono alcune coppie, aspiranti  visitatori, ma provano la nostra stessa delusione, incalzante. Il lavoro dell’immaginazione si arresta e produce una piccola spaccatura nell’armonia della giornata. I minuti passano, inesorabili, nessun potente incantesimo muta la forma del portone, lo spirito della contessa Caterina sospira, chiuso nella sua camera appartata. Nulla riesce a strapparlo dallo stato di solitudine. Grande sarebbe stata la sua gioia nell’ascoltare le conversazioni dei visitatori che l’avrebbero informato di quanto accadeva fuori. Grande sarebbe stata la nostra felicità a poter, con gli occhi, scavare nei ricordi remoti.

Escursioni mitiche nella valle del Vipacco

Giovedì pomeriggio di felicità suprema. Ho appena saputo che per tre giorni sarò libera di bighellonare a mio piacimento. Le previsioni meteo proclamano fiduciose che il tempo sarà soleggiato o solo parzialmente nuvoloso. Preparo subito la mia valigetta “da tre giorni”, dove riesco, con perizia, a introdurre mezza casa. In spalla, pronto anche lo zaino piccolo. Il bagagliaio della macchina ospita le scarpe buone per camminare. Cammino per essere rapita dal fascino della vita e della natura, cammino per contemplare. Mi fanno compagnia i saggi dell’antichità, celebratori della deambulatio come rimedio per ogni male. La vix medicatrix naturae di Ippocrate e Avicenna ha trovato in me una fervida sostenitrice. Parto, ringalluzzita dal pensiero di Thoreau. Un vero amico per l’anima femminile quando dice: come possano le donne sopportare di essere confinate in casa ancor più degli uomini, io non lo capisco; ma ho motivo di ritenere che la maggior parte di esse non lo sopporti affatto. Non è che proprio non lo sopporti affatto, io a casa sto bene. Ma è altrettanto vero, che il mio temperamento inquieto mi spinge a  cercare la vita nel vento e nelle nuvole. Così, venerdì mattina, piuttosto esultante, abbandono i miei oneri quotidiani e decido la direzione da scegliere. Lascio la città, raggiungo il Carso triestino e mi fermo per il primo caffè a Sgonico. Sento il bisogno di boschi e prati, di fiori e di acque. Salgo in macchina. Davanti a me un carpino, base per un gruppo di rumorosi storni comuni. Raggiungo il confine con la Slovenia. Mi fanno da guida la natura e qualche cartello giallo. Approfitto delle opportunità che mi si presentano. Unica meta certa Vitovlje.

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