Escursioni mitiche nella valle del Vipacco

La felicità bussa alla mia porta. Sono libera di bighellonare a mio piacimento per tre giorni interi! Il meteo promette tempo soleggiato o parzialmente nuvoloso. Preparo la valigetta “da soggiorno breve”, dove, non ci crederete, ci infilo mezzo guardaroba e lo zaino piccolo per le emergenze. Non so quali, ma mi attrezzo. Potrei scivolare o peggio ancora cadere in acqua! Il bagagliaio della macchina ospita le scarpe buone per camminare. Cammino per essere rapita dal fascino della vita e della natura, cammino per contemplare. Mi fanno compagnia i saggi dell’antichità, celebratori della deambulatio come rimedio per ogni male. La vix medicatrix naturae di Ippocrate e Avicenna ha trovato in me una fervida sostenitrice. Parto, ringalluzzita dal pensiero di Thoreau, un vero amico per l’anima femminile: come possano le donne sopportare di essere confinate in casa ancor più degli uomini, io non lo capisco; ma ho motivo di ritenere che la maggior parte di esse non lo sopporti affatto. Non è che proprio non lo sopporti affatto, io a casa sto bene. Ma è altrettanto vero, che il mio temperamento inquieto spinge a cercare la vita nel vento e nelle nuvole. Così, venerdì mattina, piuttosto esultante, lascio al loro destino i doveri quotidiani e, cartina alla mano, decido la direzione. La decisione è rapida. Lascio la città, raggiungo il Carso triestino e mi fermo per il primo caffè a Sgonico. Il richiamo di boschi, prati, fiori e acque si fa più intenso. Salgo in macchina. Davanti a me un carpino, base per un gruppo di rumorosi storni comuni. Raggiungo il confine con la Slovenia. Mi fanno da guida la natura e qualche cartello giallo. Approfitto delle opportunità che mi si presentano. Unica meta certa Vitovlje.

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