Ombre epifaniche di un passato inquieto

Zia Alma carissima

ti bacio e ti invio i miei auguri più cari. Sarei stata felicissima di trascorrere le festività natalizie in famiglia, ma quest’anno va così, con la data del rientro  ancora da definire. Devo studiare sodo per arrivare in tempi brevi a concludere questa mia fatica. Spero che sentirete la mia mancanza come io sento la vostra. Ti ringrazio per avermi inviato le antiche decorazioni in vetro della nonna. Babbo Natale e gli angeli sono un ricordo dolcissimo della mia infanzia e mi faranno compagnia.

In questi giorni il cielo e l’atmosfera a Parigi sono piuttosto tetri. Ieri, al mercato, sull’Île de la Cité ho acquistato garofani, gladioli, tulipani e rose gialle. Sono bellissime, profumano di sole e ananas maturo. Ho disposti i fiori in giro per casa. È come avere una tavolozza di colori allegri che tengono lontani il grigiore e quella preoccupante sensazione di prigionia che ogni tanto mi prende al laccio.

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La luce invisibile di Dicembre

Carissima zia Alma,

sei stata veramente gentile ad invitarci per queste festività e noi accettiamo molto volentieri! I ragazzini hanno fatto salti di gioia e il marito non vede l’ora di respirare il profumo dei boschi. Il mio piccolo dice che l’unica cosa brutta delle vacanze a casa delle zie è che finiscono troppo in fretta. Preparatevi all’assalto. Siamo pronti a invadere le vostre case e a saccheggiare le vostre dispense. A quanto pare nessuno riesce a dimenticare i sapori deliziosi della vostra cucina. Per quanto mi riguarda, ho preparato doni e valigie per tutti.

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La luce invisibile di Dicembre.

Mia carissima Nipote

il tempo quest’anno si è rivelato implacabilmente veloce e questo rende le cose più complicate. Ci siamo sentite di rado e ora sento il bisogno di avere tue notizie e il desiderio di riferirti alcune mie riflessioni di fine anno. Nonostante le mie buone intenzioni, trovo alquanto difficile sottrarmi  a tante di quelle ignobili pressioni che influiscono negativamente nelle relazioni umane. Oggi più che mai si pone l’esigenza di mettere in atto la nobile arte della fuga. Alcuni giorni fa, quello spirito colto ed inquieto della cugina Corallina ha lasciato cadere, con molto tatto, l’allusione  che io preferisca un certo silenzio monacale ai turbini emotivi delle relazioni familiari. A guardar bene un certo numero di noi, per fortuna o per disgrazia, ha manifestato alcuni tratti comportamentali vistosamente bizzarri, anche se la mia originalità in fondo è poca cosa, rispetto a quella di Corallina. Ne hai memoria, vero?

Grandma. Hooray! An excuse to ride the Merry-Go-Round again! Art: Henry Hintermeister
Grandma. Hooray! An excuse to ride the Merry-Go-Round again! Art: Henry Hintermeister

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Tutti in Cina. Mario Varglien, Pearl S. Buck e la Juve.

Tardo pomeriggio di un giorno particolare. Ho in calendario una gita tra le nuvole. Avete capito bene, tra le nuvole. Mi è capitata l’eccezionale opportunità di fare quattro chiacchiere con Mario Varglien. Lo zio Mariolino, che non vedo da un bel po’ di anni.

Mario Varglien - Collezione privata.
Mario Varglien – Collezione privata.

La settimana passata ho messo ordine tra fotografie, carte e libri che gli sono appartenuti e la nostalgia mi ha pizzicata. Pure una significativa curiosità. Ci sono oggetti e ricordi di Mario che continuano a saltare fuori da cassetti, fondi di armadi, scatole e librerie. Di tanto in tanto, cerco di investire il tutto di nuovi significati perché i ricordi si trasformano con il passare del tempo. Questa volta dal cassetto è spuntato un elegante paio di bretelle da smoking nero proveniente da Sulka
di Parigi e il vecchio, ma incredibilmente raffinato cappello in panno nero di Battersby.  Che mi sta d’incanto. Poi ci sono i libri e le riviste in francese che a cui tengo in modo particolare. Mario aveva conservato un nutrito numero de L’Illustration di cui sono gelosissima.

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Torino va di moda.

(continua dalla prima parte)

Fiat 3A Torpedo
Pinterest personale

Le suffragette rivendicano i diritti delle donne che vanno in giro in macchina, divertendosi un mondo. Per difendersi dalla polvere sollevate dalle ruote delle macchine, indossano mantelli e soprabiti con raffinati cappucci. Elegantissime, si fanno fotografare con gli occhi nascosti da vistosi occhialoni protettivi. Frequentano le spiagge e fanno i bagni di mare, ma l’abbigliamento è rigidamente scomodo. Si immergono in acqua con calzoni, tuniche e scarpette. Sulla spiaggia sfoggiano abiti leggeri e vaporosi. Indispensabili guanti, cappello e ombrellino. Nel 1914, l’eccidio di Sarajevo  spezza l’incantesimo: la guerra travolge tutto.  L’euforia e la frivolezza si acquietano, poi si spengono. Il futuro è incerto. La belle èpoque muore e la tragedia è immane. Gli uomini sono al fronte, le donne entrano in fabbrica. Perdono il loro posto nel mondo come guardarobiere e stiratrici e acquistano quello di operaie. Le signore della buona società scendono in campo come infermiere, si occupano delle attività dei loro mariti, fanno le donne d’affari. Si ha poco tempo per abiti elaborati e tenute sofisticate, le guarnizioni preziose vengono dimenticate. La vita va sempre più di fretta. Si corre di più, i tacchi si abbassano e le gonne si alzano: dal 1916 dalla caviglia sono scoperti più di venti centimetri!  Il nero prevale sul colore, le tinte usate sono molto sobrie. Bisogna essere pratiche e per questo va alla grande il tailleur di linea severa, che tanto piaceva già prima della guerra. Le giacche si portano più lunghe e nel frattempo spariscono quasi del tutto ventagli e ombrellini da sole. La semplicità del guardaroba  si rivela nell’abito-camicia  con la scollatura leggera, il taglio diritto e la gonna a mezzo polpaccio, che altro non è che una copia molto più elegante del grembiule indossato delle operaie e dalle infermiere. Scarpe e calze assumono un ruolo fondamentale. Décolleté raffinate con cinturino a lato e chiuse con un bottoncino, le scarpe calzano più morbide di un tempo. Si portano di color nero, marrone e bianche. Le calze di seta, nei toni del color carne, del nero, grigio e bianco hanno una cucitura verticale nella parte posteriore della gamba. La seta abbellirà le gambe delle donne  fino al secondo dopoguerra, quando il nylon entrerà con forza sul mercato. Anche i copricapi subiscono  trasformazioni importanti.  Le teste delle donne indossano cappelli di feltro e cappellini tondi. Dagli anni Venti, il cappello a cloche avrà una fortuna strepitosa.

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