Torino va di moda.

Immaginate che un sabato mattina vi svegliate particolarmente felici. Non sarà un sabato come tutti gli altri: avete in mente di fare qualcosa di particolare. Trascurate l’idea di andare a visitare musei e mostre d’arte, boschi e campagne faranno a meno di voi in questa giornata. Schivate l’acquisto di un nuovo paio di scarpe o un insolito e inaspettato tête a tête con vostro marito. A me succede spesso qualcosa di simile, di essere pervasa da un’ urgenza impellente a realizzare qualcosa di “usualmente femminile e sobriamente elegante”. E’ un momento particolare in cui il bisogno di  confidarmi con le donne forti e dal cuore grande della mia famiglia bussa alla porta del cuore. Allora vado loro incontro, negli spazi nascosti della memoria e nelle immagini che conservo gelosamente nel mio piccolo archivio fotografico. Sono  ricordi di grandissimo valore intagliati nell’anima, portati nel presente come piccoli gioielli preziosi perché del passato niente è perduto per sempre. Chiudo le finestre, l’aria è fresca e profuma d’autunno. All’interno del mio nido silenzioso, sfioro con tenerezza il grigio e l’ocra delle vecchie fotografie.  Conservate scrupolosamente, vi ritrovo donne garbate e  sorridenti, signore malinconiche dell’epoca de «i cappelli alati». La loro compagnia mi aiuta a rifuggire da «la lentezza peccaminosa delle folle domenicali» che non amo. Mi fanno compagnia i racconti colmi d’entusiasmo della Nonna, l’influsso magico che le sartorie di Torino avevano esercitato su di lei e su Luigia Maria, cugina direttissima. La pura seduzione poetica  di Marinetti, così amato dalla raffinata Angiolina : «i grandi sarti Parigini che mediante l’invenzione veloce della moda, creano la passione del nuovo e l’odio per il già visto».

Lussuria - Marinetti

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