Birra rossa con sapere sublime ed eminenti virtù in casa Xi Jinping

Vi è mai capitato di avvertire un incontenibile desiderio di pizza e birra rossa in una serata di inizio primavera buia e tempestosa? Una di quelle serata con il cielo solcato da bagliori sinistri in stile sorprendentemente Frankestein junior, dove i tuoni fendono lo scrosciare dell’acqua con rombi cupi e fragorosi?

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Illustri coiffeur in antiche vie a Trieste

Una parrucchiera, una paleografa, un poeta e alcuni antichi gentiluomini di Trieste condividono la passione per il colore verde. Verde albero, prato, campo, bosco, arbusto, basta che sia verde, soprattutto verde. Che sia quercia, pino nero, faggio, gelso, ippocastano, non importa. Amano l’albero e il suo verde.

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Caccia al ladro. Moghul in fuga

Edizione straordinaria. Rocambole è riapparso.

Spariti da Palazzo Ducale a Venezia, alcuni gioielli di grande valore appartenenti alla collezione Al Thani. Bellissimi. Si ritiene che l’autore del colpo sia il famoso e audace Rocambole. Abile e perfetto gentiluomo, di molto ingegno nell’arte del furto, Rocambole si è preparato con un lavoro certosino a prelevare in tutta sicurezza, alcuni bei gioielli che fanno parte del tesoro dei Moghul, esposto nelle teche della Sala dello Scrutinio. Nessun errore di concetto o di prassi, nonostante un’azione del genere impegni una «intensa carica emotiva». Questo ladro dall’innato spirito di avventura, ha saputo forzare la serratura senza apparente difficoltà e farsi largo tra gli altri visitatori con in tasca una spilla e un paio di orecchini di ingente valore. Raggiunta piazza San Marco, si è dileguato tra la folla. Che sia riuscito ad aprire la teca con tanta facilità è indice di perizia certosina e accesa vocazione per il pericolo e la gloria. L’eccezionalità dell’evento è data anche dal fatto che i gioielli sono spariti a poche ore dalla chiusura della mostra ai visitatori. I difensori dell’ordine pubblico operano nel più stretto riserbo. Personaggio inventato dal visconte Pierre Alexis Ponson du Terrail, Rocambole è un eroe positivo, un ladro gentiluomo dalle buone intenzioni, mai rovinate e immiserite da offese e atti violenti. Prode, valente, lesto di mano e di sagace intelligenza, questo simpatico ladro scivola tra la folla e le valenti guardie per svanire subito dopo in luoghi lontani e sconosciuti.  Voglio saggiamente anticipare che quello che scrivo non vuole essere uno stimolo a delinquere, non sia mai!, ma è innegabile che possedere anche un unico pezzetto dei gioielli Moghul potrebbe far esultare un cuore romantico o addolcire l’umore di qualche acida e affaticata signora alle prese con un consorte indifferente o un capo ufficio grossolano.

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Tamerlano va a Samarcanda

  • Guarda a te d’intorno ora in Samarcanda!
  • Non è regina del mondo? Non è la prima
  • fra tutte le città? Non ne regge i destini
  • con la sua ferma mano? In tutta l’immensa gloria
  • che il mondo conobbe non sta nobile e sola?
  • Se mai cadesse il suo estremo gradino
  • già offrirebbe il piedistallo ad un trono! 
  • E chi ne è sovrano? Timur-colui
  • che la gente attonita vide procedere
  • a gran passi, altèro sopra agli imperi,
  • un bandito col diadema sulla fronte!

Samarcanda trova la sua forza vitale nelle radici solide della storia. È una delle più antiche città del mondo, famosa per la sua posizione invidiabile sulla  «via della seta», aperta dai mercanti cinesi che cominciano a viaggiare verso occidente, attraverso l’Asia centrale. Di qua passano seta, lacche, perle, ambra, tessuti di lana e lino, corallo, vetri e altre pietre preziose. È una città da primato. Non ultimo, quello di essere talmente ricca e splendida da far sì che i Mongoli di Genghiz khan riversino la consueta energia esplosiva nel suo saccheggio. Nonostante i drammi bellici, chiamiamoli disorientanti per la popolazione, a Samarcanda la meravigliosa, abitanti e governanti si rimboccano le maniche per recuperarla all’antico splendore e riportarla ad essere punto di riferimento per chi si sposta avanti e indietro sulle rotte commerciali. Se da una parte, le conquiste dei Mongoli si accompagnano a drammatiche distruzioni, dall’altra i nuovi sovrani unificano una parte molto vasta degli immensi territori asiatici e promuovono, con la sicurezza di viaggiatori e mercanti, la curiosità della conoscenza e il gusto per l’ignoto. Infine, forse in una notte blu mistero,Tamerlano ne fa la capitale da Mille e una Notte del suo vasto impero. Di un incanto ammaliante, Samarcanda è uno scrigno di monumenti architettonici, belli da togliere il fiato. Il cuore della città medievale, è il Registan, la piazza pubblica circondata da tre grandi madrase, la Madrasa di Ulugh Beg, la Madrasa Sher-Dor, la Madrasa Tilya-Kori. 

Foto di Stefano Motta
Foto Stefano Motta. https://triestemongolia.expandev.com/

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Esotiche conquiste tra Venezia, Mongolia e India.

Sabato veneziano. Piazza S. Marco. Cielo terso, pallide ombre, sole timido con accenti di splendore arancio. La solita folla di turisti si muove lenta. Talvolta anonima, spesso informe. Devo accorciare il passo. Sulle pietre antiche gli sguardi immobili della gente in fila: gitanti in attesa, aspiranti fruitori di un mito antichissimo. Per qualche attimo o per qualche giorno, sconosciuti si incrociano tra le calli sospese sulla laguna per respirare con la città. I veneziani veri, pochi in verità, transitano veloci, sovente immemori eredi di un’opera d’arte che non appartiene solo a sé stessa e al passato, ma  a quella dimensione feconda e geniale dell’intelligenza e sensibilità umane. Così intensa da suscitare in ogni tempo ammirazione, invidia e stupore. Il prodotto di una enorme potenza marittima e delle sue favolose ricchezze. Oltrepasso veloce un ponte. Mi sa che devo muovermi di più, all’ultimo gradino il respiro si fa ansimante. Mi passano per la mente i consigli per un esercizio fisico continuo e costante, li dimentico presto…Invece mi ricordo che una delle impressioni più belle sulla città se la lasciò scappare Philippe de Commynes, cronista e uomo politico francese. Nel 1495, durante il suo incarico come ambasciatore in laguna per conto di Carlo VIII, Commynes, entusiasta, la descrive come una città straordinariamente fresca e brillante, splendida come un intarsio di pietre dure. Impressionato dalla volontà di conquista, dalle ambizioni e spregiudicatezza dei veneziani, Commynes è favorevolmente impressionato dalla nobile accoglienza che riservano agli ambasciatori e agli stranieri importanti.

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