Cosa sa Vecchio Furetto del drago cinese?

Niccolino trascorreva l’estate in collina, a casa della nonna. La casa era piccola, la collina era piccola ma la strada che portava dalla città alla casa della nonna era molto lunga. Niccolino voleva bene alla nonna, alla vecchia collina e all’estate. La nonna era abbastanza vecchia ma non troppo, saggia ma non sempre, viveva tra molti pensieri e poche parole. Che di solito erano quelle giuste. Almeno così pensava Niccolino a cui era permesso gironzolare da solo su e giù per la collina e andare al laghetto a cercare la rana verde e a raccogliere la salvia selvatica. Veramente proprio da solo solo, no. Su un sentiero verde e ombroso che godeva di un bel panorama, trovava sempre seduto sulla panchina arrugginita il Vecchio Furetto. Alla prima occhiata l’amico di nonna sembrava dormire sotto il suo vecchio  cappellaccio di paglia. Niccolino si fermava davanti a lui, con le mani in tasca e la testa piegata di lato. Il vecchio allungava le gambe e sollevava la tesa del cappello. Poco poco, giusto per strizzargli l’occhio. Poi si alzava, tutto pimpante e insieme si avviavano verso lo stagno. Il vero nome di Vecchio Furetto era Tancredi. Ma la nonna diceva che non era adatto. Vecchio Furetto andava bene: agile, scattante e ladro. Rubava le fette di torta della nonna. Ma questo Niccolino lo capiva bene. Le torte erano molto buone. Soprattutto quelle con le mele.

Frutteto - alberi di mele
Frutteto – alberi di mele

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La Cina, questa sconosciuta. Quando Roma amava la seta cinese.

Dal momento che è arcinoto quanto la porta chiusa dello studiolo segnali una mia momentanea disconnessione dal presente, nessuno mi scoccia. Passano davanti alla porta in punta di piedi. Vengo richiamata alla contemporaneità solo in caso di circostanze impreviste e quindi quasi mai. Qui si comprendono gli impulsi del lettore appassionato che ama ritirarsi in solitudine. Per ascoltare le parole scritte. Perché io credo che non sia sufficiente leggere con gli occhi, è necessario ascoltare con cuore e mente aperta, in attesa. C’è sempre una rivelazione dentro le pagine di un libro che vuole essere scoperta e compresa. Qualcosa da decostruire e reinterpretare e disegnare di nuovo, con tratti più armonici, vivaci, leggeri, talvolta invisibili. Ho tante domande, so che poche o sconosciute, saranno le risposte. Ma sono sicura che sia buono camminare nel presente in compagnia di ritagli di memoria, attraverso i filamenti del passato con un ricordo possibile, sapere che esistono interpretazioni ancora appellabili. Il passato è nostalgia, talvolta scintilla, magari fuoco che illumina la via della ricerca. Per perdersi tra le pieghe del tempo e dell’anima. Futuro e passato transitano nel presente, senza predominio, con simpatia. Con affetto. Per soccorrere l’esistenza. Senza dimenticare, ma andare, andare di nuovo trasportati da venti impazienti, su onde furiose verso la frontiera, non più limite ma orizzonte. Per fare della propria vita un uso saggio¹.

Fiore di loto
 

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Il bene comune e ammiratori moderni di Confucio

Leggo quasi ogni giorno che il Friuli Venezia Giulia è l’avamposto strategico per le relazioni economiche tra Europa e Cina, Italia e Repubblica Popolare Cinese. A quanto pare, il capoluogo giuliano e la regione si trovano al centro di alcune strabilianti strategie economiche che risvegliano negli animi di governanti vicini e lontani, considerevole suspance. Ma della Cina che cosa sappiamo? L’elenco è consistente: Grande Muraglia, fine porcellana, Bruce Lee, cucina cinese, tombe Ming, riso, té e monaci Shaolin (secoli fa alla tv faceva furore David Carradine con parate, doppi diretti, mossa del drago, serpente e leopardo. Da allora sappiamo che con il kung fu puoi eliminare farabutti e disgraziati di ogni risma). Poi c’è il sempre citato Marco Polo, mercanti, viaggiatori, missionari curiosi prima di noi… Ah si, il feng shui, l’invenzione della carta, seta, città proibita, impero e imperatori, regine e favorite, e le peonie, le peonie! Ci si appassionano così tanto che finiscono con il metterle su un altare e le venerano.

Peonie
 

L’elenco di piacevolezze cinesi è lunghissimo e intrigante. Comunque, a scanso di equivoci la Cina non è stata da subito un grande impero, non ha avuto sempre un governo centrale e non ha beneficiato di un cospicuo numero di funzionari che l’amministravano con più o meno diligente onestà. Come unità politica e culturale risale alla metà del secondo millennio a. C. e la sua storia alterna periodi di unita concordia con fasi di lotte sanguinose per la supremazia. Piccoli e grandi stati feudali governati dalle lame di signori e signorotti bellicosi e tracotanti si contendono il territorio a colpi di tridenti, daghe, alabarde e sciabole affilate. Per fortuna, in questo Paese si pratica arte, scrittura, musica, poesia che è una meraviglia. Vera arte, vera bellissima arte! Peccato che non basti per generare pace e tranquillità. Meglio che niente, visto che, oltre alla belligeranza interna a fiaccare lo spirito positivo di tanti, ci pensano pure le continue scorrerie dei nomadi della steppa. Calpestano campi e campicelli faticosamente coltivati, razziano le scorte alimentari, seducono (diciamo così) le fanciulle dei villaggi e distraggono la nobiltà dalle trame contro se stessa. Leggi tutto “Il bene comune e ammiratori moderni di Confucio”

Fruscio di seta e itinerari euroasiatici

Se sfogliamo i giornali economico-finanziari scopriamo che viviamo nell’epoca che molti definiscono della Quarta rivoluzione industriale. Il linguaggio economico e politico, a livello globale, ci propone in termini di condivisione, reciprocità e rassicurazioni, multiformi innovazioni, industrializzazione sempre più rilevante, opportunità di crescita, molteplici scambi di collaborazione sempre più aperti e non si sa come, ancora più globali. Innumerevoli delegazioni di diversa provenienza stringono mani, lavorano alacremente, siglano futuri contatti e contratti. Tutto questo all’interno di una stretta interdipendenza tra politiche economiche, finanziarie, sociali e geopolitiche. Magari anche culturali. Non se ne parla ancora o se ne parla poco, ma non si sa mai. Nei nuovi scenari che emergono diventa sempre più necessario rendere sostenibile il dialogo tra innumerevoli necessità e numerose entità nazionali. È in questa prospettiva che Pechino vuole ridefinire la sua posizione nel mondo apportando qualche ritocchino al concetto di globalizzazione con lo scopo di riportare il Paese, entro il 2050, ad un ruolo di potenza mondiale.

Pechino 2017. Foto di Francesco Maria Tuti
Pechino 2017. Foto di Francesco Maria Tuti

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